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Avvocati: aprire uno studio in proprio

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Negli ultimi trent’anni la figura professionale dell’avvocato ha subito un profondo e radicale mutamento. Complice l’ondata di crisi economica che ha investito il Paese a partire dal 2008, degli antichi fasti della professione forense rimane ben poco. Gli avvocati italiani sono ufficialmente annoverati tra i “i nuovi poveri” e la maggior parte di loro percepisce un reddito mensile pari o inferiore a quello di un lavoratore dipendente, scontando al contempo tutti i rischi e le difficoltà tipici di ogni libera professione.

Malgrado ciò, l’Italia rimane uno degli Stati con la più alta percentuale di avvocati per numero di abitanti.Al 1° gennaio 2020, il numero si attestava sopra le 245.000 unità: circa duemila in più rispetto all’anno precedente, con una percentuale sempre più alta di donne. Di questi, il 40% lavora in proprio.Ma cosa spinge un avvocato ad esercitare in proprio? E soprattutto, è una scelta consigliabile?

Sommario

Studio in proprio o associato?

Una delle priorità del neo avvocato che si appresta ad esercitare è stabilire la propria sede. Ecco che per la prima volta si presenta il dilemma ben noto a tutti i colleghi: aprire uno studio in proprio o lavorare con altri? Una scelta per alcuni semplice e addirittura scontata, che in realtà non lo è affatto, trattandosi di percorsi ben distinti, ciascuno con i propri pro e contro. Se è vero che associarsi o collaborare con uno studio permette di confrontarsi con i colleghi e dividere le spese, è altrettanto vero che esercitare in proprio garantisce un’autonomia decisionale e gestoria senza pari (anche in termini di orario), consentendo di vivere la professione appieno, in tutti i suoi aspetti.

Aprire uno studio in proprio: azzardo o opportunità?

Di fronte ad un neoiscritto all’albo che decide di aprire uno studio in proprio, la reazione dei colleghi è solitamente duplice: c’è chi, senza mezzi termini, lo considera un azzardo e chi sostiene invece sia il solo modo di esercitare quella che è, a tutti gli effetti, una libera professione. L’obiezione più frequente è appunto legata alla difficoltà di far fronte, da soli, ai costi e alle insidie del mondo forense, per cui sarebbe opportuno associarsi con altri colleghi per dividere le spese e potersi confrontare in caso di dubbi e problematiche. Che le spese ci siano è innegabile, basti considerare l’affitto dello studio, le utenze, l’acquisto di materiali di cancelleria, di dispositivi elettronici e banche dati: tutti costi che indubbiamente si prestano ad essere condivisi.

Tuttavia pensare che associarsi possa azzerare il problema è riduttivo e a tratti fuorviante. I sodalizi professionali sono delicati e vincolanti al pari di un matrimonio, una convivenza o un’unione civile e altrettanto dolorosi da sciogliere quando giungono al termine.

Soprattutto se il percorso associativo è intrapreso con colleghi, che prima ancora sono amici, la sfera professionale e quella personale sono inevitabilmente destinate ad intrecciarsi: andranno divisi i guadagni, così come le spese e le varie problematiche di studio, per cui è necessario che il rapporto sia veramente ben collaudato per evitare attriti. Un rischio cui non va incontro chi sceglie di intraprendere la professione in proprio.

E se è vero che dovrà far fronte ai costi da solo, è altrettanto vero che non dovrà lamentarsi della modalità con cui vengono suddivisi i guadagni o effettuate le spese, nè ad esempio di essere il solo, tra i colleghi, a lavorare fino a tardi o ad acquisire pratiche particolarmente produttive.

“Nessuno si salva da solo”

Quanto all’opportunità di associarsi, così da beneficiare del confronto con i colleghi, va detto che i dubbi nel corso della professione sono all’ordine del giorno e pienamente legittimi. Il panorama normativo è in costante evoluzione e uno scambio di vedute, sia su questioni tecnico-procedurali che sul personale approccio al modo di esercitare è sempre utile e anzi auspicabile. Un’esigenza che tuttavia può essere soddisfatta anche esercitando in proprio.

Attingendo alla letteratura è proprio il caso di dire che “nessuno si salva da solo”, soprattutto in un contesto sempre più complesso e mutevole come quello forense. Per cui che sia l’ex dominus, un compagno di pratica, o un collega degno di particolare fiducia, l’avvocato che esercita in proprio sceglierà, quasi senza volerlo, uno o più punti di riferimento, guide elettive cui verrà naturale rivolgersi in caso di dubbi o semplicemente per un confronto.

Il fatto di esercitare in proprio non deve quindi tradursi in una sorta di isolamento professionale ma in un’opportunità per raggiungere una propria, personale collocazione all’interno del panorama legale, restando aperti al confronto costruttivo con l’esterno.

È il momento di spiccare il volo

Oggi l’avvento di internet e le innovazioni tecnologiche consentono di gestire uno studio con costi molto più contenuti rispetto al passato. È sufficiente un locale dignitoso ma senza pretese e poche attrezzature professionali: computer, connessione ad internet, telefono, una buona stampante multifunzione (con fax, fotocopiatrice e scanner integrati) e banca dati.

La pandemia ci ha insegnato che gran parte delle attività, un tempo inevitabilmente confinate entro le mura dello studio, possono svolgersi a casa o da remoto e che al cliente interessa essenzialmente l’atto, nella sua correttezza formale e sostanziale: poco importa se è stato scritto in studio o dal pc di casa.

L’unico vero ostacolo ad esercitare in proprio è l’assenza di clienti e quindi la paura di intraprendere un percorso professionale che, pur con sacrifici e rinunce, potrebbe esporre a spese molto superiori rispetto ai guadagni. Un timore legittimo e fondato, ben noto ad ogni libero professionista, che tuttavia interessa anche gli studi associati.

Per cui se il pensiero di intraprendere l’attività forense in proprio ricorre ormai da tempo, il suggerimento è quello di tentare, senza aspettare di raggiungere quell’indipendenza economica che probabilmente non arriverà mai, o quantomeno non nei termini sperati. Una volta spiccato il volo arriveranno anche i clienti: inizialmente saranno soprattutto parenti o amici, ma sarà pur sempre un inizio per farsi conoscere e familiarizzare con la professione, che esercitata in proprio ha una connotazione decisamente diversa. Non mancheranno le prime vere problematiche, i dubbi e i momenti di sconforto ma ci saranno anche soddisfazioni e riconoscimenti, e saranno doppiamente gratificanti, considerando i sacrifici e la tenacia impiegati per raggiungerli.

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