Digitalizzazione della Giustizia: Houston, abbiamo… 2 problemi!
Anche questa settimana torno a parlare di Giustizia Digitale. Mi scuseranno i lettori, ma la digitalizzazione della Giustizia è, per varie ragioni, il tema del momento. Le ragioni “istituzionali” sono due. Da una parte voglio parlarvi della recentissima Comunicazione della Commissione Europea Digitalisation of justice in the European Union – A toolbox of opportunities (COM (2020) 710, del 2 dicembre, con annesso documento di analisi dello stato dell’arte nei Paesi della Unione).
Dall’altra, questa è la settimana (piuttosto agitata) del Piano italiano per il Next Generation fund.
Il Governo ha preparato una bozza con i progetti che dovrebbero traghettare l’Italia in un 21° secolo sostenibile, fair ed equo. Al momento in cui scrivo in realtà all’interno della maggioranza le forze politiche si stanno accapigliando. Spostando però l’obiettivo sul merito che riguarda Avv4.0, ossia l’approccio alle nuove tecnologie nel dominio Giustizia nel Piano e confrontandolo con la nuova comunicazione della Commissione europea, ho gioco facile a sostenere “Houston, abbiamo un problema”.
Se poi passiamo dalle richieste di “visione” della Commissione Ue e quello che sta succedendo con i Processi telematici, di problemi ne abbiamo due.
Buona lettura
Un set di tool finanziari, legislativi e tecnologici per far fare un balzo in avanti alla digitalizzazione della Giustizia nei Paesi Ue, non ancora “a buon punto” e, comunque, a “macchia di leopardo”.
Accelerare significa costruire sistemi, piattaforme e data base interoperabili, significa lavorare a data set giudiziari fair, a disposizione del pubblico e dei privati, sui quali far lavorare l’Intelligenza artificiale, significa operare in modo da garantire un accesso alla Giustizia il più paritario possibile, superando gli ostacoli per le persone più deboli; significa spingere sulle videoconferenza in sicurezza, significa digitalizzare registri pubblici e ammettere la consultazione pubblica (se pur tramite “autorizzazioni” diversificate); significa rinunciare definitivamente alla carta. Significa, dice la Commissione Ue, “stare al passo”.
La Commissione europea ha aperto una nuova stagione “digitale” nel settore giudiziario, premendo perché gli Stati membri abbandonino l’approccio IT, meramente informatico, alla digital transformation nei servizi della Giustizia (!).
Il 2 dicembre la Commissione europea ha pubblicato la comunicazione Digitalisation of justice in the European Union- A toolbox of opportunities (COM (2020) 710 + il documento di accompagnamento SWD(2020)540), indicando le nuove linee di azione a cui attenersi: digital trasformation + design dei processi. “La Giustizia è una delle componenti strategiche per una società basata sui valori Ue e per una economia resiliente”, si legge nella comunicazione, che evidenzia ora la necessità di un cambio di passo. “Occorre accelerare, aumentare gli sforzi e non limitarsi alla trasformazione digitale, ma passare alla reingegnerizzazione dei processi”.
“Prerequisito della digitalizzazione della Giustizia è la re ingegnerizzazione dei processi e del design dei sistemi di supporto, tenendo a mente le esigenze dei cittadini e delle imprese”.
Infatti, come evidenziato nel documento Technical support Instrument (Com (2020)409) che la Commissione richiama, “prerequisito della digitalizzazione della Giustizia è la re ingegnerizzazione dei processi e del design dei sistemi di supporto, tenendo a mente le esigenze dei cittadini e delle imprese (nonsolo degli uffici giudiziari, ndr)”.
Si tratta di una richiesta precisa, dunque, agli Stati membri: “passare all’high level della reingegnerizzazione dei processi, altrimenti le riforme strutturali avranno un impatto molto scarso”.
Quello che la Commissione ha verificato nel documento di supporto è una persistenza nell’utilizzo della carta ed una assenza di pianificazione e coordinamento sia a livello interno che europeo, con la creazione di diversi tool IT, masenza alcuna considerazione alla interoperabilità.
Sommario
- Le proposte della Commissione Ue: il supporto finanziario
- Le proposte della Commissione Ue per la cooperazione cross border
- Le proposte della Commissione per la Intelligenza artificiale nella Giustizia
- Le proposte della Commissione Ue per i tool IT di cooperazione giudiziaria
- L’Italia e la digitalizzazione della Giustizia della Giustizia: gli highlights
- Il Next Generation Plan Italia
Le proposte della Commissione Ue: il supporto finanziario
Passando sinteticamente in rassegna i Tool che la commissione focalizza come strumenti utili a questo processo, il primo è quello delle risorse finanziarie.
Gli investimenti del Next Generation fund dovrebbero andare al rafforzamento delle infrastrutture, del design dei sistemi, dello sviluppo e del mantenimento di software e sistemi e (anche) nella formazione degli operatori giudiziari sulle nuove tecnologie, con piani formativi ad hoc (!) (vedi anche Garantire la giustizia nell'UE – Una strategia europea di formazione giudiziaria per il periodo 2021-2024 Com (2020) 713)
Nel Recovery Plan, la commissione Ue ha stanziato il 20% dei fondi per la transizione digitale, anche per la Giustizia. Inoltre è possibile utilizzare i Fondi del Piano di coesione 2021- 2027, i Fondi i Sviluppo regionale e il Fondo sociale.
Sotto il profilo strategico, la Commissione ha varato il Nuovo programma per la Giustizia e il Programma Digital Europe, proponendosi azioni specifiche da realizzare nel corso nei prossimi cinque anni, volte a garantire la interoperabilità dei sistemi per rilanciare l’efficienza interna ma anche la cooperazione e giudiziaria europea. Il Digital Europe program, inoltre, fornisce opportunità per sperimentare applicazioni di AI e Blockchain, che la Commissione promuove anche nel campo giudiziario (se pur con alcuni warning, vedi infra).
Le proposte della Commissione Ue per la cooperazione cross border
Una delle priorità è garantire che la cooperazione giudiziaria sia efficiente ed efficace. Una digitalizzazione di procedure e processi in questo campo diventa essenziale. La commissione registra un eccessivo, costoso e persistente uso della carta, e ha stabilito di rendere il canale digitale per le comunicazioni e lo scambio di documenti tra autorità amministrative e giudiziarie quello “by default”.
Così entro il 2021 la Commissione Ue proporrà delle iniziative normative per
a) richiedere agli Stati membri utilizzare i canali digitali by default per le comunicazioni e lo scambio di dati transfrontalieri tra le autorità nazionali competenti;
b) richiedere agli Stati membri di accettare la comunicazione elettronica transfrontaliera nelle procedure che coinvolgono cittadini e imprese, senza escludere l'uso della carta;
c) garantire che le soluzioni e i principi stabiliti nel regolamento eIDAS siano riconosciuti e messi fattivamente in pratica, in particolare:
– il principio secondo cui al documento elettronico non deve essere negato l'effetto giuridico e ammissibilità come prova in procedimenti giudiziari per il solo motivo che essa è in formato elettronico;
– l'identificazione elettronica e le firme / i sigilli dovrebbero diventare accettabili per la trasmissione telematica degli atti giudiziari.
d) fornire una base per il trattamento dei dati personali, ai sensi del Regolamento generale sulla protezione dei dati e norme dell'Unione applicabili sulla protezione dei dati, e determinare le responsabilità di diversi titolari e incaricati del trattamento;
e) garantire che tutti i punti di accesso elettronici stabiliti per l'uso da parte del pubblico in generale siano adatti per le persone con disabilità.
Al fine di garantire che i sistemi IT nazionali siano interoperabili e in grado di comunicare, la Commissione provvederà a definire l'architettura generale.
Le proposte della Commissione per la Intelligenza artificiale nella Giustizia
Il secondo tool menzionato nel documento è l’Intelligenza Artificiale. Lo studio Study on the use of innovative technologies in the justice field (ne abbiamo parlato in: Lo speed up della justice digitalisation) ha messo in luce che l’impatto delle nuove tecnologie (AI e Blockchian) nei sistemi giudiziari è ancora timido e molto lento. Per lo più, nei programma degli uffici giudiziari la AI è utilizzata per l'anonimizzazione di decisioni dei tribunali, per la conversione e trascrizione da voce a testo, per la traduzione automatica, per chatbot per l'accesso alla giustizia e per l'automazione dei processi. Molte soluzioni ora sono basate su Machine learning, che accentua la necessità di fare training su dati “di qualità”.
Nel contempo, accanto ai benefici di efficienza, l’utilizzo di AI porta a molteplici rischi per il diritto al ricorso e il diritto ad un processo equo, soprattutto quando le applicazioni di AI sono parte del processo di decisione giudiziaria. Al riguardo, il White paper sulla Intelligenza artificiale del febbraio scorso) ha richiesto una maggiore trasparenza, la supervisione umana, l’accuratezza e la robustezza dei sistemi, il rispetto dei diritti fondamentali e il rispetto della rule of law.
Per la Commissione, al massimo, la “AI potrà supportare la decisione giudiziaria ma non interferire con il potere decisionale dei giudici e la indipendenza della magistratura”. I magistrati, comunque, dovranno acquisire maggiore consapevolezza e conoscenza della tecnologia AI, e non potranno mai essere sollevati dal motivare le proprie decisioni.
La Commissione (Avv 4.0 già ha anticipato qui: Legislazione europea e intelligenza artificiale) lavora dunque ad un regolamento generale sull’uso degli algoritmie di AI per le applicazioni a più alto rischio, come sono quelle per la Giustizia predittiva e il decision making.
Le future norme potrebbero prevedere test specifici e la richiesta di documentazione su propositi e funzionalità delle applicazioni; e specifici adempimenti in relazione alla qualità dei dati per l’addestramento di ML, con specifico rilievo sulla loro rappresentatività e rilevanza in relazione all’obiettivo che si vuole raggiungere e al contesto specifico di una applicazione “ad alto rischio”, e al design dei sistemi rispettoso dei diritti fondamentali.
Le proposte della Commissione Ue per i tool IT di cooperazione giudiziaria
Qui la Commissione è molto chiara: occorre realizzare compiutamente tutta la interoperabilità già disegnata a livello comunitario, ma lasciata ancora alla iniziativa volontaria dei singoli Stati. Piattaforme di comunicazione e scambio di dati, registri interconnessi dovrebbero essere una realtà già consolidata, ma sono ancora poco sfruttati. Eur-Lex, il portale E-justice, il sistema Business Registers’ Interconnection System (BRIS), il sistema ECLI (per la identificazione dei case law e della minima base di meta dati), il sistema E-codex, sistemi che facilitano l’accesso cross border alle info giudiziarie da parte delle autorità e dei privati e anche quelli che facilitano la cooperazione giudiziaria, dovranno diventare i “gold standard.
Eurojust’s case management system (CMS) e JIT (Joint investigation team) collaboration platform saranno oggetto di specifiche iniziative legislative. E sarà essere creato un “My e-justice space” nel portale e-Justice, ossia una raccolta di collegamenti ai servizi elettronici nazionali forniti da magistratura e pubbliche amministrazioni (entro 2023) per fornire un punto di accesso unico a livello UE per consentire a privati e aziende di gestire le proprie small claims e ordini di pagamento e comunicare in via telematica con l’autorità competente.
L’Italia e la digitalizzazione della Giustizia della Giustizia: gli highlights
Allegata alla comunicazione vi è un documento che fotografa il livello di resilienza giudiziaria dei paesi Ue durante la pandemia e non solo. Ebbene, nonostante l’Italia tenda a cullarsi sugli allori del Processo civile telematico, il confronto con quanto sono riusciti a fare alcuni Paesi Ue (non tutti in verità) per non bloccare la Giustizia durante la pandemia, segnala molti gap da recuperare. (Abbiamo raccontato delle difficoltà dei Processi telematici durante la pandemia in diverse occasioni. Qui per esempio: Processi telematici e Covid-19: tra alti e bassi.
Ecco per grandissime linee i risultati:
A) La perfomance dell’Italia durante la pandemia non è stata tra le migliori (vedi le tabelle pubblicate in basso). Per esempio l’Italia non è tra i 16 paesi nei quali Corti e Procura hanno potuto lavorare senza problemi anche da remoto. Così come l’Italia non è tra i 10 Paesi che hanno attivato con efficienza la videoudienza nei casi civili e commerciali né tra gli 11 che hanno provveduto nel penale. Né l’Italia vanta perfomance di rilievo se si guarda alla possibilità concreta degli avvocati di effettuare le proprie comunicazioni a distanza con gli uffici.
A me sembra che, se fino a qualche tempo fa l’Italia poteva vantare un vantaggio rispetto ai Paesi UE grazie al PCT, ora questo vantaggio è pressocché eroso.
B) I dati migliorano se si guarda al funzionamento telematico a regime, ovviamente solo nel civile e nell’amministrativo, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di effettuare pagamenti digitali (!).
C) Si registra il totale black out dei dati in quella linea di confine tra cittadini e imprese e uffici giudiziari che sono le risposte a richieste non strettamente collegate ad un procedimento giudiziario, tipo Possibilità per i cittadini di ricevere certificati, dichiarazioni giurate, estratti del casellario giudiziario
Il Next Generation Plan Italia
Alla luce di tutto questo, cosa troviamo di digitalizzazione della Giustizia nel Piano italiano di resistenza e resilienza? Oltre le riforme procedurali (ancora?) del processo civile e penale, e quella dell’ordinamento giudiziario, il rafforzamento delle dotazioni di personale. La digitalizzazione è limitata alla informatizzazione di ulteriori parti del “vecchio” processo. In particolare, nel civile la definitiva implementazione del processo telematico, con la previsione che in tutti i procedimenti civili, di qualsiasi grado, il deposito dei documenti e degli atti di parte abbia luogo esclusivamente con modalità telematiche, e della obbligatorietà delle notifiche a mezzo pec (o con sistemi più avanzati) in tutti i casi in cui il destinatario sia titolare di un indirizzo PEC o di un domicilio digitale.
Sul lato più specificamente digitale ecco le iniziative annunciate:
a) consolidamento dell’infrastruttura della rete geografica mediante la realizzazione di una “dorsale” proprietaria e realizzazione di un data center unico nazionale per concentrare, potenziare e rendere più efficienti i servizi informatici utilizzati dalla giurisdizione dai suoi utenti;
b) potenziamento delle dotazioni informatiche a disposizione di tutti gli operatori del sistema giudiziario anche al fine di favorire lo svolgimento di attività in lavoro agile in assoluta sicurezza;
c) la digitalizzazione di tutti gli atti dei procedimenti civili pendenti presso gli Uffici giudiziari di primo e secondo grado e tutti i procedimenti pendenti presso la Corte di Cassazione al fine di consentire il pieno utilizzo delle risorse del processo telematico
d) la digitalizzazione dei procedimenti per l’equa riparazione in caso di violazione dei termini di ragionevole durata del processo previsti dalla Legge 24 marzo 2011, n. 89.
Per completezza segnalo che proprio qualche giorno fa, in occasione della Giornata internazionale contro la corruzione, che si celebra oggi, il Ministero della giustizia ha messo in esercizio un portale informatico per raccogliere le segnalazioni di whistleblowing (https:\whistleblowing.giustizia.it). La piattaforma – un software open source protetto – permette la compilazione, l’invio e la ricezione delle segnalazioni di presunti fatti illeciti al Responsabile della prevenzione corruzione e della trasparenza (Rpct) nel rispetto di tutte le tutele previste dalla legge. Il portale utilizza infatti un protocollo di crittografia in grado di garantire la riservatezza dell’identità del segnalante, del contenuto della segnalazione e della documentazione allegata. Il whistleblower avrà inoltre la possibilità di accedere in ogni momento alla propria segnalazione tramite un codice identificativo univoco, dialogando in modo anonimo e spersonalizzato con il Rpct.

