Locali notturni e discoteche chiusi in tutta Italia: o era meglio il ritiro della licenza e il processo penale?
Da settimane arrivavano gli avvertimenti: i locali pubblici non fanno osservare le norme anti-contagio. La notizia era supportata da immagini di discoteche con centinaia di ragazzi accalcati intenti a ballare senza preoccuparsi del distanziamento e di indossare le mascherine, filmati di locali della movida con capannelli di giovani intenti a bere, stretti in capannelli che sfidavano ogni regola del buon senso prima che delle ordinanza in vigore. Rigorosamente senza protezioni individuali. Sui social vengono segnalati tantissimi casi di locali e spettacoli (in Italia e all’estero) con ragazzi che ballano stretti l’uno all’altro. In molti casi i gestori si limitavano ad affermare che facevano presente ai clienti la cosa ma che poi ci dovevano pensare loro. In altri semplicemente tutto era permesso come in una normale estate italiana.
A nulla è servito l’aumento del numero dei locali chiusi per via del mancato rispetto delle prescrizioni anti-Covid. L’ultimo caso, a Jesolo. Avventori senza mascherina, assembramenti e mancato rispetto delle norme anti-Covid sono costati la sospensione di 5 giorni di sospensione dell’attività alla discoteca King’Club di Jesolo, una delle più note della località veneziana dopo i controlli eseguiti dalla Questura nella serata e la notte di Ferragosto.
Una discoteca è stata chiusa anche sulla Riviera Ligure, a Loano, dopo i controlli sulla movida disposti dalla Questura di Savona ed ulteriormente rafforzati nelle serate ferragostane. La polizia locale di Loano e i carabinieri hanno notificato sanzioni amministrative per 2.400 euro e disposto la chiusura per 5 giorni della discoteca Beely. Tra i nuovi contagi registrati in Toscana (38 positivi) un caso è emerso dallo screening su centinaia di clienti della discoteca Seven Apples di Marina di Pietrasanta (Lucca).
Tutto ciò mentre i dati parlano chiaro: Gli oltre 600 contagi di ferragosto, la crescita costante dei numeri (quadruplicati in poco più di una settimana), i ragazzi ricoverati in condizioni severe, sono la prova più chiara di un colpevole e demenziale allentamento della tensione. Sono sconfortanti le immagini trasmesse in televisione in questi giorni e soprattutto le interviste dove giovani, rigorosamente senza mascherina dichiarano candidamente che vanno in quei locali avendo messo in conto di poter essere contagiati oppure all’opposto, si lasciano andare a deliranti esternazioni secondo cui il virus non esiste più.
Adesso il Governo ha detto basta: le discoteche e qualsiasi luogo dove si tengono serate danzanti, dalle sale da ballo ai lidi dovranno chiudere nuovamente in tutta Italia. È quanto ha stabilito un’ordinanza emanata nel corso di un vertice straordinario con le Regioni, voluto dal ministro degli Affari regionali Francesco Boccia. Con questo provvedimento, ha aggiunto secondo quanto viene riferito, “diamo al Paese il segnale che bisogna tenere alta l’attenzione“. Sulla stessa linea anche il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia. “Restiamo uno dei paesi più sicuri al mondo per la sicurezza sanitaria; questa condizione non è casuale ma figlia dei sacrifici che abbiamo fatto e che vanno difesi. Ora – ha aggiunto – è il momento di andare avanti ma limitando al massimo le attività che presuppongono contatti fisici e assembramenti incontrollabili“.
La decisione entrerà in vigore a partire da oggi, lunedì 17 agosto, e rimarrà in vigore almeno fino al 7 settembre. Il Governo ha quindi scelto la via della cautela, ed ha deciso di seguire il parere del Comitato Tecnico Scientifico, che già negli scorsi giorni aveva manifestato la sua preoccupazione davanti all’incremento dei nuovi casi di coronavirus. Già con il precedente DPCM firmato lo scorso 7 agosto era stata sospesa l’attività delle discoteche, scelta che molte Regioni hanno deciso di derogare, permettendone la riapertura, solamente la Calabria e la Basilicata avevano seguito la decisione del Governo sospendendo tutte le attività da ballo, al chiuso e all’aperto. La riunione di coordinamento tra governo e regioni, convocata dal ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, era stata convocata per decidere le misure per discoteche e sale da ballo. La decisione del Governo arriva dopo un confronto in videoconferenza, durato oltre due ore, tra i ministri Francesco Boccia, Roberto Speranza e Stefano Patuanelli ed i presidenti delle Regioni tra cui i governatori Bonaccini, Zaia, Cirio, Toma, Toti, Fedriga, i vicepresidenti Armao e Bonavitacola e diversi assessori. Nel corso della riunione il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha spiegato ai presidenti di Regione collegati in videoconferenza che il provvedimento si è reso necessario e urgente a causa “della ripresa dei casi, che è significativa anche alla luce dei contagi nel contesto europeo“.
Nel nuovo documento quindi viene di fatto annullata la facoltà delle Regioni di decidere autonomamente sulla riapertura dei locali, osservando l’andamento epidemiologico locale, abolendo quindi ogni possibilità di deroga, specificando nel testo che “restano comunque sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso”. Da giorni andava avanti il braccio di ferro tra governo e Regioni, alla vigilia di Ferragosto – dopo che la Spagna aveva deciso la chiusura delle discoteche in seguito al boom di nuovi casi – si era deciso di rinviare la decisione. Negli scorsi giorni l’Emilia Romagna e il Veneto avevano già imposto una stretta sulla movida disponendo che si potesse ballare solo con la mascherina e con i locali a capienza dimezzata. Appena 48 ore prima della riunione vari governatori avevano chiesto di non adottare alcun provvedimento lasciando alle singole Regioni la responsabilità di prendere misure più restrittive sul modello di quanto adottato da Veneto ed Emilia. Ora anche le altre Regioni seppur recalcitranti dovranno adeguarsi al DPCM del 7 agosto scorso nonostante, anche alla vigilia della riunione, la maggior parte delle Regioni si fosse dichiarata contraria alla scelta, preferendo invece delle limitazioni circa l’orario o il contingentamento all’ingresso. Ancora durante l’incontro, alcuni governatori avevano chiesto di procrastinare la chiusura almeno di una settimana. Dubbi sono stati espressi solo da Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia e Puglia. Emiliano ha difeso l’apertura delle discoteche viste le misure già adottate negli scorsi giorni, Marsilio ha spiegato di non avvertire in Abruzzo il tema discoteche, mentre Fedriga ha chiesto misure nazionali contro tutti gli assembramenti e non solo per una categoria. A conclusione dell’incontro, tuttavia, la maggioranza delle Regioni si sono dichiarate d’accordo con le decisioni annunciate dal governo. Solo il Friuli Venezia Giulia ha mantenuto una posizione di contrarietà. Il presidente Massimiliano Fedriga ha chiesto “di individuare una mediazione, quale l’introduzione dell’obbligatorietà delle mascherine sulle piste da ballo, che potesse garantire agli esercizi interessati di poter proseguire le loro attività“. Un appello rimasto inascoltato. “Giusto tenere alta l’attenzione contro il virus. Da qui la decisione del governo di sospendere le attività di ballo in discoteche, sale da ballo e luoghi assimilati, che ci ha presentato nel pomeriggio. Le discoteche, i cui gestori nessuno vuole criminalizzare, sono luoghi dove i rischi sono maggiori per ragioni oggettive, dalle difficoltà di evitare assembramenti al mantenimento delle distanze” così Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni e dell’Emilia-Romagna commenta l’ordinanza Speranza per poi aggiungere però “Il punto non sono solo i contagiati in discoteca, ma il tracciamento che comporta un presunto contagiato e sull’innalzamento dei contagi va fatto il tracciamento di chi rientra dall’estero. Vedere ragazzini all’estero che dicono ‘il Covid non c’è’ impone un nostro ulteriore impegno perché c’è una grave sottovalutazione“. “Trovo assurdo che c’è chi si diverte ballando in discoteca, negando l’esistenza del Covid-19 e senza nessuna misura di prevenzione, mentre i nostri operatori sanitari trascorrono il ferragosto a fare tamponi a 40 gradi con le tute di protezione per difendere la salute di tutti”, è la risposta indiretta dell’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato.
La soluzione era stata caldeggiata da tempo, da Claudio Coccoluto, un nome che non ha bisogno di presentazioni, veterano dei dj italiani, amatissimo diverse generazioni di fan e da sempre grande protagonista internazionale della consolle: “il pasticcio iniziale parte dalla conferenza stampa Stato/Regioni, perché lo Stato ha lasciato alcune regioni decidere per se stesse, con dei dati clinici che ognuno può gestire che meglio crede, senza univocità. Questo ha creato il caos che vediamo: regioni che lavorano a pieno regime e regioni dove i locali non aprono, infine regioni dove puoi aprire il locale da ballo ma non puoi far ballare, un controsenso”.
Insoddisfatti, com’era d’altronde scontato, gli operatori del settore. Negativo il giudizio di Maurizio Pasca, presidente nazionale SILB, il sindacato imprenditori locali da ballo di Confcommercio. “La conferenza Stato-Regioni decreta la chiusura delle attività di intrattenimento. Prendiamo atto del provvedimento, basato su un aumento dei contagi. Non ci sentiamo responsabili”, ha detto Maurizio Pasca “Le nostre attività hanno lavorato al pari di altri settori della società: la gente vive a contatto e spesso si assembra in ogni dove da due mesi a questa parte. In spiaggia, al bar, per strada, ovunque. Nonostante ciò tutte le attività restano aperte….La discoteca è un luogo come altri – ha aggiunto Pasca- Gestita da imprenditori che fanno rispettare le regole. I comportamenti non sono imputabili al luogo, bensì agli esseri umani che li compiono. Dentro una discoteca così come altrove… La discoteca è un grandioso capro espiatorio di piaghe sociali come l’alcol, la droga, la violenza, che secondo le statistiche trovano sfogo al di fuori di essa e non dentro. E ora capro espiatorio di un virus che ci risulta di carica virale bassissima. Osserveremo nei prossimi mesi se a discoteche chiuse il contagio si fermerà. Lo osserveremo attentamente. E agiremo di conseguenza. Per ora – ha affermato – chiediamo al governo aiuti fattivi per le nostre aziende, che sono chiuse da fine febbraio e hanno dipendenti, affitti, tasse da pagare“.
La decisione del Governo avrà un notevole impatto anche sull’economia di tutto il settore della movida. Ai gestori dei locali, così come era stato prospettato qualche giorno fa dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, anche lui presente al vertice, verrà fornito un sostegno economico. Sul tavolo per il momento ci sono 100 milioni di euro. “Il danno atteso dalla chiusura delle discoteche è grosso ma non vedo alternative, serve maggiore attenzione per evitare di tornare ai dati di marzo – ha detto Patuanelli – Faremo il possibile per dare un sostegno economico alle attività che avranno delle perdite, trovando delle poste di ristoro specifiche anche nel dl agosto“.
Il SILB ha fatto sapere che si prevede una perdita pari a 4 miliardi di euro, è questo infatti il fatturato annuo che ruota intorno a questo tipo di attività in Italia. Gianni Indino, presidente del SILB Emilia-Romagna, ha aggiunto che “Ad oggi solo il 10% dei circa 3.500 locali ha riaperto ed è questo che crea problemi? Da domani si rischierà di più con l’abusivismo”. Dal governo, aggiunge, “finora non è arrivato un euro: ora chiederemo compensazioni, anche Iva al 4% e Cig ai nostri lavoratori“. Domani, annuncia Indino, si riunirà il direttivo nazionale del Silb e si discuterà dell’ipotesi di un ricorso di urgenza al Tar per il ripristino delle modalità di apertura dei locali.
La questione merita un poco di chiarezza:
- “La discoteca è un luogo come altri – ha aggiunto a- Gestita da imprenditori che fanno rispettare le regole. I comportamenti non sono imputabili al luogo, bensì agli esseri umani che li compiono”.
Non è vero. Non è vero in primis che i titolari siano solerti nel far “rispettare le regole”. Si balla quasi dappertutto senza distanziamento né mascherine (spesso davanti agli occhi della sicurezza del locale) come testimoniano i video dalla Riviera Romagnola al Salento o le interviste ai ragazzi da Lignano che confermano che tutto è esattamente come l’anno scorso. Non è vero poi che “La discoteca è un luogo come altri … I comportamenti non sono imputabili al luogo”. Enrico Sangiuliano, classe 1986, è uno dei dj italiani di nuova generazione più amati nel mondo ammette “È tutto appeso a un filo, gli assembramenti sono inevitabili perché il nostro mondo, quello dei club, esista, ma in questo momento sono in contrasto con ciò che sarebbe bene fare”. E’ stata in effetti l’impossibilità di fatto di rispettare le regole restrittive nelle discoteche aperte a spingere definitivamente verso lo stop al ballo. Quindi, a discolpa dei proprietari dei locali, è oggettivamente difficile (se non impossibile) imporre il rispetto delle regole.
- “La gente vive a contatto e spesso si assembra in ogni dove da due mesi a questa parte… Nonostante ciò tutte le attività restano aperte”. Vista la premessa precedente la verità è che le discoteche non andavano nemmeno riaperte. “Non immaginavo nemmeno che si potesse tornare a lavorare, visto come si stavano prospettando le cose qualche tempo fa. Io sono di Milano, una delle città più colpite dal Covid, perciò non pensavo di riuscire a fare neanche una data quest’estate, mi ero messo il cuore in pace fino al 2021” ha dichiarato Albertino, uno che vive di serate in discoteca, oltre che di radio, da parecchi anni. Più lapidario e senza possibilità di replica il commento di Linus, dj e direttore di RadioDeejay, uno che di locali ha dunque una certa esperienza: “Perché le avete fatte aprire, eravate ubriachi? A Ibiza hanno avuto il coraggio di tenerle chiuse. I ragazzi hanno migliaia di modi per divertirsi, favorire i problemi è stato stupido”. In effetti se il problema non ha soluzione, nonostante l’impegno dei gestori, perché andare a coltivarselo?
- la gente vive a contatto … In spiaggia, al bar, per strada, ovunque. Vero, però: la chiusura non riguarda solo le discoteche: a preoccupare è in generale tutta la movida, luoghi di ritrovo, piazze, locali. Per questo il Governo ha deciso di attuare anche una stretta sulle mascherine, che torneranno obbligatorie anche in tutti i luoghi aperti, dove è più probabile creare assembramenti. Nello specifico si dovranno indossare i presidi di prevenzione dalle ore 18:00 alle 06:00 in tutti i luoghi “all’aperto, negli spazi di pertinenza dei luoghi e locali aperti al pubblico nonché negli spazi pubblici (piazze, slarghi, vie) ove per le caratteristiche fisiche sia più agevole il formarsi di assembramenti”. Tutti dovranno dunque indossare la mascherina anche nei luoghi in cui finora non era previsto come piazze, lungomari, slarghi e vie in cui è facile che si formino assembramenti. La violazione della norma in caso di controlli comporta una sanzione che va dai 400 ai 3000 euro.
Semmai si può discutere del fatto che in quegli spazi l’obbligo della mascherina sia solo notturno e se non debbano essere intensificati i controlli per altri settori.
- In effetti il provvedimento del Governo colpisce solo l’industria del divertimento, come è stato anche contestato. E’ giusto? La questione richiede una risposta pacata e ragionata, scevra da isterismi quali hanno riempito in questi giorni le pagine dei giornali.
Sicuramente l’industria del divertimento notturno ha la sua dignità ed un valore economico (soprattutto per chi ci opera come imprenditore o vi trova lavoro). Tuttavia il momento richiede scelte legate a priorità ineludibili. La priorità, ha spiegato il ministro della Salute, “deve essere riaprire le scuole a settembre in piena sicurezza” e “non possiamo vanificare i sacrifici fatti nei mesi passati”. Ma oltre a ciò un’altra e più importante priorità è sullo sfondo. Quando venne disposto il lockdown generale per l’industria italiana ci si trovò di fronte alla scelta se sacrificare vite umane o sacrificare l’economia del Paese. Si optò (e giustamente) per la prima soluzione. Poi si dovette pensare alla ripartenza, perché l’alternativa andava ponendosi tra il rischiare di morire per coronavirus e il rischiare di morire per fame. Il sistema produttivo italiano è uscito stremato dal primo lockdown e non probabilmente sopravviverebbe ad un secondo. E’ il caso di rischiare di nuovo tutto ciò per quattro salti in pista ed un mojto? Evidentemente no.
- “Osserveremo nei prossimi mesi se a discoteche chiuse il contagio si fermerà. Lo osserveremo attentamente. E agiremo di conseguenza”. La frase è sbagliata ed irritante. E’ sbagliata perché chiudere uno dei motivi (non l’unico) del nascere di nuovi focolai di contagio non garantisce che il contagio si fermi. Vero è (ma non c’è riscontro) che senza tale decisione le cose probabilmente andrebbero peggio. E’ irritante nei toni in quanto proveniente da una categoria che, purtroppo, come già detto, seppur con mille scusanti, non ha tuttavia dimostrato attenzione nel far rispettare le regole. E con pochi controlli. Prima di ferragosto sono passato per Piazza Erbe a Verona: nei plateatici dei ristoranti che si affacciano sulla splendida piazza nessun distanziamento e mascherine quasi inesistenti. Il tutto a pochi metri dagli agenti della Polizia Municipale impassibili.
Perché quello dei controlli insufficienti è l’altra faccia della questione. Così pure come quella della dimensione ridicola delle sanzioni. E’ mai possibile che, come nel caso di Loano la polizia locale e i carabinieri hanno notificato sanzioni amministrative per 2.400 euro e disposto la chiusura per 5 giorni della discoteca Beely alla luce della “reiterazione dei comportamenti sanzionati”. Ben diverso sarebbe se alla prima infrazione seguisse immediatamente la revoca istantanea della licenza e l’avvio del procedimento penale per i reati ravvisabili e già previsti dalle leggi penali.
Viene da chiedersi se il SILB accetterebbe tali condizioni pur di evitare la chiusura dei locali. Personalmente non credo (e lo capirei alla luce della conclamata impossibilità di far rispettare le regole). Ma proprio da ciò deriva la risposta alla questione dell’inevitabilità della chiusura
- o a fronte di provvedimenti del Governo come l’attuale ordinanza,
o a fronte di controlli effettivi e sanzioni realmente serie e non ridicole come quelle le attuali.

