Il CNF per un “sistema giustizia a servizio della persona”
Con un documento di 117 pagine, datato 18 dicembre 2020, il CNF propone un proprio “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (testo in calce).
Sommario
- Il documento e la premessa
- Sezione I. Per un sistema giustizia al servizio della persona
- Sezione II. Razionalizzare
- Sezione III. Organizzazione
- Sezione IV. Formazione, professionalizzazione e accrescimento delle competenze
Il documento e la premessa
Il Consiglio Nazionale Forense si fa promotore di un “sistema giustizia al servizio della persona”, elaborando un proprio “Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Le 4 sezioni in cui si struttura il documento, corredate da proposte, osservazioni e protocolli, sono precedute da una breve “Premessa” che fa riferimento all’occasione del Recovery plan per il nostro Stato, per riflettere ed approfondire le questioni che interessano il mondo giudiziario, e con l’esplicito proposito, esternato dallo stesso CNF tramite il coordinatore della Commissione legislativa, di “renderci autori di un messaggio propositivo ed autorevole che miri ad essere raccolto ed apprezzato dalle Istituzioni e, in generale, dalla Collettività”. Dopo aver riaffermato il principio di libertà ed autonomia, si legge che “là dove non possono esprimere la loro voce, là dove vi sono limiti all’espletamento della loro funzione non vi è democrazia”.
Sezione I. Per un sistema giustizia al servizio della persona
Dopo la disamina del contesto, il contributo offre un “approccio innovativo ad un problema cronico”, individuando tre coordinate (nella medesima proposta del CNF): razionalizzazione, organizzazione, professionalizzazione e aumento delle competenze.
Sezione II. Razionalizzare
In questa parte vengono affrontati argomenti specifici, dopo aver ribadito che la giurisdizione rappresenta il luogo esclusivo del conflitto: la giustizia complementare, la giustizia alternativa, i servizi sussidiari alla giurisdizione, la specializzazione del giudice. Di tutta evidenza è la proposta di istituire un Tribunale per la famiglia e per la persona, elaborata dalla Commissione Diritto di famiglia del Consiglio nazionale forense. Nel paragrafo dedicato alla giustizia civile italiana, si esordisce affermando che “è da troppi anni ormai dato notorio per il grave vulnus all’effettività della tutela giurisdizionale”, quindi elencando le principali inefficienze (durata del processo, numero delle pendenze e delle sopravvenienze). Nella Sezione in parola vengono allegati: la Relazione Commissione ADR del Consiglio nazionale forense, le Osservazioni depositate in Commissione giustizia della Camera sul Disegno di Legge A.C. n. 2435 e sul Disegno di legge A. C. n. 2681, le Proposte di modifica elaborate dalla Commissione Diritto del lavoro del Consiglio nazionale forense, la Proposta per l’istituzione di un Tribunale per la famiglia e per la persona elaborato dalla Commissione Diritto di famiglia del Consiglio nazionale forense.
Sezione III. Organizzazione
Anche in questa sezione il documento presenta alcune proposte per una riforma dell’ordinamento giudiziario, raffigurando la figura del Court manager, quindi osservando che “la giustizia giusta” si ottiene anche attraverso l’ottimizzazione dell’organico, il miglioramento delle strutture, il controllo dei flussi informativi e l’uniformazione delle procedure tra i diversi uffici. Allo stesso modo, viene evidenziato, si ottiene anche attraverso un’organizzazione manageriale del lavoro dei giudici. Viene aggiunto che “accanto ad una buona giurisdizione, deve esserci una buona organizzazione del servizio giustizia”. Spazio è dedicato all’implementazione degli strumenti di soft law e alla tecnologia quale strumento a supporto della giurisdizione.
Sezione IV. Formazione, professionalizzazione e accrescimento delle competenze
In quest’ultima parte un ruolo cruciale rivestono sia la formazione che i relativi percorsi, questi ultimi preordinati a rafforzare la fiducia nelle Istituzioni e la conoscenza dello Stato di diritto, anche attraverso la revisione dei percorsi universitari. Un paragrafo a parte è dedicato all’accesso alla professione e alla formazione del praticante avvocato, come anche alla specializzazione e alla formazione permanente dell’Avvocato. Particolare attenzione viene prestata alle scuole di formazione per manager della Giustizia. Alla Sezione IV sono allegati il protocollo tra il Ministero dell’Istruzione e il Consiglio nazionale forense, nonché le osservazioni depositate in audizione in Commissione II – Giustizia, il 3 dicembre 2020 in ordine ai disegni di legge C. 2334 e C. 2678 “Modifiche alla legge 31 dicembre 2012, n. 247, e al regio decreto 27 novembre 1933, n. 1578 concernenti l’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato”. Anche per quanto concerne il capitolo sulla formazione e la specializzazione, la proposta del CNF è esplicitamente votata a “riportare il bisogno di tutela della persona al centro del sistema e a restituire dignità all’esercizio della giurisdizione”, fondandosi pure “su un cambio di passo culturale” tanto degli operatori del sistema quanto dell’individuo che accede al servizio. Laconicamente il CNF osserva che “Migliorare la percezione di quest’ultimo rispetto alle diverse istanze cui il bisogno di tutela può dirigersi, coltivare il senso di fiducia del cittadino nei confronti delle Istituzioni sono passaggi necessari affinché possa realizzarsi una nuova concezione del servizio giustizia”.

