Big Tech, la selva oscura delle Condizioni generali di contratto
Mai come in questo caso, per me che scrivo, vale l’insegnamento evangelico “chi è senza peccato, scagli la prima pietra), che ci dice di non puntare l’indice contro l’errore altrui, perché nessuno è esente da errori. Oggi racconto dei risultati di un test a cui ho sottoposto le condizioni generali di contratto di tre Big Tech,ancora sull’onda della coinvolgente esperienza di HackTheDoc, l’hackathon di Legal design promosso dal Legal Hackers Roma.
Oggi quindi torno a parlare di uso del linguaggio, di leggibilità dei testi giuridici e di nuovi linguaggi. Non senza un mea culpa: ho sottoposto al test anche alcuni miei articoli…e posso dirvi che …ho discreti margini di miglioramento.
Buona lettura!
Nella gara al peggior livello di leggibilità delle condizioni generali di contratto, la prima classificata è Facebook; la seconda classificata Amazon; la terza classificata Google.
È la classifica – inversa – tra le tre Big Tech stilata sul livello di semplicità dei testi contrattuali, secondo l’indice Gulpease, che misura il grado di leggibilità dei testi scritti (vedi infra).
Se poi passiamo ad analizzare il livello di difficoltà nella lettura sulla base dell’incrocio tra leggibilità di base, lessicale e sintattica, le cose peggiorano perché Amazon ha un livello di illeggibilità del 100%, Facebook dell’81,4%, e Google del 71,9%.
La conseguenza è che le Condizioni generali di contratto delle tre Big Tech sono pressocché incomprensibili. Senz’altro difficili da leggere per chi ha la licenza media, ma si avvicinano pericolosamente alla soglia di incomprensibilità anche per coloro che hanno un diploma superiore.
“Scrivere bene significa quasi pensare bene, e di qui ci vuole poco per arrivare ad agire bene”
Thomas Man
Sommario
- L’analisi del testo e l’indice di leggibilità
- Informative Privacy e Leggibilità
- I linguaggi utili al diritto nella società digitale
- Linguaggio prescrittivo e Intelligenza artificiale
- I test di leggibilità delle Condizioni generali di contratto delle Big Tech
- La selva oscura del linguaggio giuridico
- Plain language, Legal design, User experience, accessibilità, architettura della informazione
L’analisi del testo e l’indice di leggibilità
Martedì scorso, sull’onda della coinvolgente esperienza di HackTheDoc, l’hackathon di Legal design promosso dal Legal Hackers Roma, ho realizzato il test di leggibilità delle condizioni di contratto di Amazon, Google e Facebook, utilizzando un tool di cui ho appreso proprio nel corso dell’hackathon. Nello specifico, il tool è Read-it, una piattaforma di analisi linguistica messa a punto dall’Istituto di Linguaggio Computazionale “A. Zampolli”, del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Della piattaforma Read-It ne aveva parlato uno dei team vincitori dell’hackathon, EasyLIfe, che ha sviluppato un’app per rendere “accessibile” un contratto di locazione.
Incuriosita, ho contattato l’Istituto e parlato con Giulia Venturi, ricercatrice, che ha illustrato il tool sviluppato (insieme ad altri) nel laboratorio di Natural language processing (www.italianlp.it). “Il progetto è nato nel 2011 con lo scopo di misurare gli elementi linguistici che nel testo scritto creano complessità e quindi illeggibilità”, ci racconta. “Da un livello base, basato sui 7mila lemmi del vocabolario di base della lingua italiana di Tullio De Mauro, abbiamo poi sviluppato un modello progressivo. Tanto più il testo contiene i lemmi di base, tanto più è leggibile secondo l’indice Read-it. È chiaro che se introduco termini di “dominio”, ossia tecnici, la percentuale di leggibilità si abbassa”. L’Istituto ha sviluppato altri tool più specifici, come il T2K, per la estrazione di termini e informazioni di dominio.
Un secondo sistema di analisi linguistica, proprietario (Writexp), è stato utilizzato anche da un secondo team in gara, IusinTech, ai fini dell’analisi prodromica alla semplificazione della informativa privacy di Just eat. IusInTech ha anche calcolato il “costo” economico (in termini di tempo/valore lavoro) e ambientale (in termini di tempo/energia) che grava sulla società, proprio a causa della complessità e della sostanziale illeggibilità delle stesse informative.
L'Indice Gulpease è un indice di leggibilità di un testo tarato sulla lingua italiana. Considera due variabili linguistiche: la lunghezza della parola e la lunghezza della frase rispetto al numero delle lettere.
I risultati sono compresi tra 0 e 100, dove il valore "100" indica la leggibilità più alta e "0" la leggibilità più bassa. In generale risulta che testi con un indice:
- inferiore a 80 sono difficili da leggere per chi ha la licenza elementare;
- inferiore a 60 sono difficili da leggere per chi ha la licenza media;
- inferiore a 40 sono difficili da leggere per chi ha un diploma superiore.
Informative Privacy e Leggibilità
Finora il dibattito sul linguaggio comprensibile delle informative delle Big Techha riguardato la in formativa Privacy, anche grazie al peso esercitato dal Regolamento generale sulla protezione dei dati personali.
Il New York Times, qualche tempo fa, aveva pubblicato un grafico molto esplicativo del livello della loro complessità, utilizzando efficacemente il “design” (prova ulteriore di come il Data journalism faccia scouting di notizie come il vecchio cronista di strada (!)). Dal grafico pubblicato, è facilmente verificabile il progressivo livello di difficoltà e di comprensibilità delle informative privacy, che richiede livelli alti di scolarità e di preparazione e, in qualche caso (vedi Baidu, Cnn e Walt Disney e GoDadd), addirittura superiori a quelli sufficienti a comprendere la Critica della ragion pura di Kant (!).
Lo stesso approccio di analisi della leggibilità merita di essere esteso anche alle Condizioni generali di contratto e/o ai termini d’uso, che sono i veri “contratti” tra le piattaforme e i loro utenti, spesso anche business.
Ma potrebbe riguardare tutti i documenti a contenuto prescrittivo e/o che coinvolgono diritti delle persone (testi di legge, sentenze, informative).
I linguaggi utili al diritto nella società digitale
L’utilità del plain language, prima ancora del legal design, dovrebbe essere una di quelle condizioni necessarie per pubblicare on line i testi a contenuto prescrittivo per gli utenti delle piattaforme. Il tema della “trasparenza” delle piattaforme è stato appena affrontato della Commissione europea con il Digital ServicesAct con riguardo agli algoritmi, ma a pensarci bene un test di leggibilità dei testi scritti e pubblicati forse sarebbe una buona misura di trasparenza.
Linguaggio prescrittivo e Intelligenza artificiale
Certamente, questo è un tema per coloro che scrivono quei testi, cioè i giuristi, i quali dovrebbero riscoprire “vecchie” pratiche di studio come la logica e il linguaggio.
Ma non solo. Se pensare bene significa agire bene, scrivere bene significa permettere di pensare bene.
Mentre scrivo mi pongo allora una domanda: come potranno pensare “bene” le “macchine” di intelligenza artificiale che fanno training su documenti giuridici “illeggibili” e non “comprensibili”? Torna il tema delle norme, delle sentenze, delle glosse scritte “per bene”, ad uso non solo dell’utente direttamente coinvolto, ma anche per la costruzione di “banche dati” giuridiche di qualità, in una accezione di qualità che abbraccia non solo la etichettatura ma affonda le basi nel testo d’origine. Dovrebbe essere così, o sbaglio?
I test di leggibilità delle Condizioni generali di contratto delle Big Tech
Torniamo al nostro test. La piattaforma Read-it permette, oltre il test di leggibilità del testo “generale”, un ulteriore livello di analisi, che viene chiamata “proiezioni di leggibilità del testo”, che assegna a ciascun paragrafo del testo colori che vanno dal verde al rosso, in una scala infernale verso la illeggibilità totale.
Proseguendo nel test, ho scoperto un pattern (!): il colore rosso nel testo delle condizioni generali di contratto riguarda spesso alcuni passaggi che in comune hanno una “penalizzazione” dell’utente.
Per esempio, nei Termini di servizio di Google, questo: “Qualora dovessimo ritenere, in maniera ragionevole, che i contenuti dell'utente (1) violino i presenti termini, i termini aggiuntivi specifici dei servizi o le norme, (2) violino la legge vigente o (3) possano danneggiare i nostri utenti, le terze parti coinvolte o Google, ci riserviamo il diritto di rimuovere tali contenuti, in parte o totalmente, ai sensi della legge vigente”.
Oppure nelle Condizioni di contratto di Amazon proprio l’incipit: “Amazon Europe Core SARL, Amazon EU Sarl e/o le sue affiliate ("Amazon" o "noi") ti forniscono funzionalità del sito e altri prodotti e servizi quando visiti o fai acquisti su Amazon.it (il "sito"), utilizzi dispositivi, prodotti o servizi Amazon, le applicazioni Amazon per dispositivi mobili o i software forniti da Amazon in relazione a una qualsiasi delle precedenti attività (collettivamente, i "Servizi Amazon"). Ti invitiamo a prendere visione della nostra Informativa sulla privacy, della nostra Informativa sui Cookie e della nostra Informativa sulla Pubblicità definita in base agli interessi, per comprendere come raccogliamo e trattiamo i tuoi dati personali tramite i Servizi Amazon”.
La selva oscura del linguaggio giuridico
Mutuando la metafora dantesca dall’idea di un secondo team vincitore dell’hackathon, Fair Legal, è possibile applicarla a tantissimi contenuti giuridico-prescrittivi.
Prendiamo ad esempio il decreto legge “Ristori quater”. Ecco il suo articolo 8:
“Individuazione dei soggetti esenti dal versamento IMU
1. Le disposizioni di cui all'articolo 177, comma 1, lettera b),del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, all'articolo 78,comma 1, lettere b), d) ed e), del decreto-legge 14 agosto 2020, n.104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n.126, all'articolo 9, comma 1, del decreto-legge 28 ottobre 2020, n.137 e all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 9 novembre 2020, n.149, si applicano ai soggetti passivi dell'imposta municipale propria, come individuati dal comma 743 dell'articolo 1 della legge27 dicembre 2019, n. 160, che siano anche gestori delle attività economiche indicate dalle predette disposizioni”. (si ringrazia Roberto Alma per la segnalazione)
La domanda è allora che senso ha pubblicare in Gazzetta Ufficiale, canale che deve garantire la conoscibilità della legge, un testo del genere? Ad assolvere al ruolo di conoscibilità della legge, vale la mera pubblicazione (mero atto formale) o dovrebbe contare la chiarezza e la comprensibilità del testo pubblicato?
Plain language, Legal design, User experience, accessibilità, architettura della informazione
Sentiamo ormai sempre più spesso questi termini applicati al discorso giuridico nell’epoca digitale. In verità non sono altro che l’evoluzione di temi già noti, senz’altro ai linguisti. Anche qui, allora, quello che si intravede è ancora una volta la trans-disciplinarietà, cioè l’attitudine (prima che una formazione specifica, che a tutt’oggi non è rinvenibile) a farsi carico di un problema, in questo caso la trasparenza e la chiarezza dei concetti giuridici, e organizzare una risposta innovativa ed al contempo corretta.

