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Bonafede, dì qualcosa di Giustizia; dì una cosa anche non di Giustizia, …. di civiltà.

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Mi sono trovato a ragionare sull’involontaria attualità della frase tratta dal film Aprile di Nanni Moretti. Il Film è del 1998 ma le battute sembrano scritte per questi tempi. Perché a giganteggiare in questi tempi è la totale assenza del Ministro Bonafede di fronte a situazioni in cui ci si aspetterebbe da chiunque un minimo segnale di vicinanza umana. Un segno di civiltà minima.

E’ crollata, al sedicesimo giorno di sciopero della fame, il giudice onorario Vincenza Gagliardotto: il 22 gennaio scorso infatti la Dott.ssa Gagliardotto, 54 anni si è sentita male mentre era in udienza, nell’aula 11 del nuovo edificio è svenuta nell’aula 11 del nuovo palazzo di giustizia. La scena ha colpito molto chi era in aula. Secondo il racconto di un penalista, era evidente che il giudice non stava bene già dall’inizio dell’udienza. Finché a un certo punto è scivolata sulla sedia e si è poi accasciata. Ovviamente le udienze sono state sospese. La Dott.ssa Gagliardotto è stata subito soccorsa dagli avvocati e dagli impiegati presenti, che hanno subito provveduto ad alzarle le gambe e a chiamare il medico in servizio in tribunale. Il giudice si è poi ripreso, ma è stato necessario chiamare un’ambulanza del 118. Il sanitario intervenuto ha rilevato che Gagliardotto aveva la pressione bassissima. Quasi certo un collasso dovuto al fatto che da oltre due settimane il GOT si limita per protesta ad assumere liquidi. Il personale medico del 118 ha somministrato una flebo, prestando le prime cure e successivamente la Dott.ssa Gagliardotto è stata trasportata in ospedale.

I magistrati onorari hanno appena concluso l’ennesima astensione( dal 19 al 22 gennaio) per rivendicare i loro diritti: da almeno due decenni, infatti, vengono impiegati dallo Stato per sopperire alle croniche difficoltà della giustizia, senza tuttavia che vengano riconosciuti loro i diritti assistenziali e previdenziali previsti per tutti i lavoratori e riconosciuti dalla sentenza di luglio della Corte di Giustizia Europea che ha riconosciuto i magistrati onorari come magistrati europei e lavoratori dipendenti.

Vincenza Gagliardotto assieme alla collega Sabrina Argiolas già da dicembre aveva avviato lo sciopero della fame, come forma estrema e pacifica di rivendicazione. “Dopo il grave, protratto silenzio della politica, si sta verificando ciò che ci aspettavamo tutti. La nostra collega, che eroicamente sta mettendo a repentaglio la propria vita per protesta contro lo sfruttamento di 5000 servitori dello Stato, è svenuta in aula nel corso di un’udienza penale – ha dichiarato il giudice di pace Marco D’Alessandro -. Non possiamo più tollerare il disinteresse delle istituzioni, che ignorano, malgrado le ferme indicazioni di Bruxelles, i diritti fondamentali dei giudici onorari“. “A parte le parole di solidarietà – hanno confermato infatti Gagliardotto e Argiolas – nessun interesse o riscontro è stato manifestato da parte dei rappresentanti delle istituzioni. Il ministro della Giustizia ha ignorato le nostre istanze e rivendicazioni. Lo stato di agitazione prosegue senza sosta – concludono Gagliardotto e Argiolas – per portare avanti le legittime rivendicazioni con tutti i mezzi possibili“. Al diciassettesimo giorno di sciopero della fame le due giudici onorarie di Palermo, hanno comunque dovuto arrendersi. Gli accertamenti sanitari e i consigli del medico hanno dunque costretto le due a interrompere la protesta.

Una lotta coraggiosa quella dei due Magistrati Onorari palermitani per richiamare l’attenzione dello Stato sulla questione nel tentativo di risolverla definitivamente. La richiesta da parte dei giudici è quella di intervenire subito con un decreto legge che mantenga in servizio i magistrati onorari e riconosca loro i diritti previdenziali, assistenziali e retributivi, in applicazione della già ricordata sentenza della Corte di Giustizia Europea.

I due magistrati onorari di Palermo hanno ricevuto la solidarietà dai colleghi di tutta Italia ma anche da numerosi avvocati e dall’associazione penalisti palermitani. A loro, in un secondo momento, si è unita nello sciopero della fame un terzo Magistrato Onorario, la Dott.ssa Giulia Bentley, la quale ha tuttavia sospendere a causa di gravi problemi di salute. La sua situazione è paradigmatica dello stato in cui il Ministro Bonafede e il Governo Conte sembra vogliano lasciare la Magistratura Onoraria. La Dott.ssa Bentley, infatti, affetta da una forma oncologica, in quanto Magistrato Onorario, è priva di qualsiasi tutela medica e previdenziale. Nonostante la malattia la Dott.ssa Bentley si reca egualmente in Tribunale a svolgere il suo servizio alla Giustizia. Diversamente non percepirebbe nulla.

L’esempio dei Magistrati palermitani è stato seguito anche da altri Giudici Onorari come nel caso di Livio Cancelliere, avvocato e Magistrato Onorario a Parma.

Le manifestazioni di solidarietà si sono moltiplicate, dai Consigli dell’Ordine degli Avvocati di molte città ai Presidenti di Tribunali e titolari di Procure. Le iniziative di Palermo e Parma hanno trovato la solidarietà della Magistratura Togata. In una nota la sottosezione di Parma dell’Associazione nazionale magistrati ha espresso vicinanza a Cancelliere: “Tali condizioni appaiono ormai insostenibili in considerazione dell’inadeguatezza dei compensi e della mancanza di qualsiasi trattamento previdenziale in favore dei magistrati onorari, in relazione ai quali la sottosezione manifesta la sua solidarietà“. Al flash mob in piazza Corte D’Appello, davanti al tribunale erano presento in segno di solidarietà il procuratore capo Alfonso D’Avino, il presidente del Tribunale Pio Massa e Simona Cocconcelli, presidente dell’Ordine degli avvocati di Parma.  A Palermo Sostegno ai Magistrati Onorari è stato manifestato dai capi ufficio e dagli Avvocati del Foro di Palermo, che “hanno voluto esprimere la loro vicinanza e l’incoraggiamento a portare avanti le loro legittime rivendicazioni“. In una delibera approvata dal Consiglio presieduto da Giovanni Immordino l’Ordine degli Avvocati ha espresso vicinanza alla categoria, così come la Camera Penale. Il presidente della Regione Nello Musumeci ha inviato una lettera al ministro della Giustizia Bonafede affinché si approntino “adeguate misure economiche, previdenziali e sociali per consentire anche al popolo della magistratura onoraria di porre basi certe per la costruzione del proprio futuro“.

La commissione giustizia del Senato, su proposta del presidente Sen. Andrea Ostellari (Lega), ha approvato la richiesta di sollecitare il Governo alla risoluzione della questione della Magistratura Onoraria con decretazione d’urgenza, previa autorizzazione della presidenza del Senato alla trattazione in deroga.

Sul piano politico, scontata la bordata di critiche delle opposizioni, anche esponenti delle forze politiche di Governo hanno espresso solidarietà ai Magistrati Onorari. Solidarietà a Vincenza Gagliardotto è stata espressa dal vice presidente dei senatori del Pd, Sen. Franco Mirabelli, capigruppo del Pd in commissione Giustizia che ha garantito che il Governo sta pensano a un decreto legge che recepisce il ddl di palazzo Madama: “Il malore della giudice di pace Gagliardotto che a Palermo sta facendo da giorni lo sciopero della fame per chiedere la riforma della magistratura onoraria e il riconoscimento del ruolo fondamentale dei giudici onorari conferma la necessità di dare al più presto risposte alle loro istanze. Abbiamo proposto al governo di intervenire con un decreto proprio per accelerare le cose ed evitare un iter parlamentare troppo lungo rispetto alle giuste attese. Appena ci saranno le condizioni politiche siamo certi che il ministro e il governo agiranno rapidamente in questa direzione – ha dichiarato a Repubblica Mirabelli – Il testo elaborato in commissione giustizia al Senato dalle relatrici Evangelista e Valente e condiviso dalla maggioranza può essere un buon punto di partenza che durante l’iter di conversione potrà essere migliorato per andare ulteriormente incontro alle richieste dei magistrati onorari. Solo così si potrà portare in porto questa riforma in pochissime settimane“. Vicinanza alla Gagliardotto è stata espressa anche dall’On. Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia della Camera e deputato M5S: “Sono molto dispiaciuto per il malore che ha avuto la dottoressa Enza Gagliardotto in sciopero della fame per sostenere la vertenza dei magistrati onorari. Le sono solidale e ricordo che l’accelerazione della riforma, giacente da tempo in Senato, giustifica la sospensione delle proteste perché l’impegno della maggioranza porterà a breve a risolvere le criticità denunciate dalla magistratura onoraria“. In realtà il testo che è stato fatto circolare non risolve affatto il dramma della precarietà dei Magistrati Onorari in quanto altro non è che la riproposizione della Riforma Bonafede che ha mantenuto l’impianto della Riforma Orlando nonostante questo sia stato bocciato dalla Corte di Giustizia Europea e, ove applicato, secondo il giudizio unanime dei titolari degli Uffici Giudiziari provocherebbe il collasso del sistema Giustizia. La filosofia che ispira il testo e l’inadeguatezza dello stesso sono testimoniati dalle esternazioni rese negli ultimi mesi dalla Sen. Evangelista (M5S) e dal tentativo della Sen. Valente (PD) di barattare minime concessioni a fronte di dichiarazioni di pubblico entusiasmo in modo da consentire al Governo di presentarsi di fronte all’Europa dichiarando di aver risolto il problema dei Magistrati Onorari ai fini della concessione dei fondi del Recovery Fund. L’auspicio di una “sospensione delle proteste” è dunque assolutamente fuori luogo dal momento che la maggioranza continua a ragionare su schemi che sono stati superati dalla Sentenza della Corte di Giustizia Europea di luglio al punto che le Organizzazioni rappresentative della magistratura Onoraria hanno ulteriormente denunciato all’Unione Europea il comportamento del Governo anche in relazione alla vicenda dello sciopero della fame dei Magistrati Onorari.

Sul caso è intervenuto il deputato On. Carmelo Miceli, responsabile sicurezza del PD.  “Cos’altro deve accadere affinché il governo e, in particolare, il ministro della Giustizia Bonafede, presti attenzione alle istanze portate avanti da donne e uomini delle istituzioni? Perché non si riesce, nonostante una protesta che dura da mesi, a dare una risposta adeguata alle rivendicazioni di questi ‘precari della giustizia’? Non c’è più tempo da perdere. Anche per questo motivo il Paese ha bisogno di un governo forte, sostenuto da una maggioranza robusta, in grado di affrontare le tante emergenze sul tappeto“. Il Sen. Gregorio Di Falco (ex M5S) ha postato sul suo facebook un giudizio tanto duro quanto onesto “Non voterò… la Relazione sullo stato della Giustizia che il Ministro Bonafede presenterà in Parlamento, perché…il Ministro ha mostrato totale indifferenza nei confronti dei Magistrati Onorari che, pur svolgendo un servizio pubblico essenziale, sono pagati a cottimo, non hanno ferie, né maternità né diritto alla malattia. Il Capo dello Stato, la Corte Costituzionale, le Corti europee, i tribunali, sono intervenuti. Il Ministro no…. Il Ministro Bonafede, dunque, è inadeguato”.

Perché la questione della Magistratura Onoraria è diventata un caso politico anche se costituisce solo un tassello della più generale questione dello stato della Giustizia italiana, questione caratterizzata dall’accesso dibattito sulla figura del Guardasigilli Alfonso Bonafede. Oggi, infatti, come ricordava il Sen. Di Falco verrà presentata in Parlamento la Relazione sullo stato della Giustizia che il Ministro Bonafede la cui approvazione ha assunto le caratteristiche di un giudizio sul Ministro di Grazia e Giustizia Bonafede. Già a maggio scorso era stata presentata mozione di sfiducia individuale contro il ministro, sfiducia poi respinta per il dietro front di Italia Viva che, seppur col mal di pancia, aveva poi finito per votare con il resto della Maggioranza. Ma oggi Italia Viva è all’Opposizione e quindi (almeno sulla carta, anche se la politica è l’arte dell’impossibile) il rischio di una bocciatura è dunque reale se non probabile.

I partiti di Maggioranza stanno manovrando per cercare di scongiurare tale esito. Come ha scritto il 24 gennaio scorso Repubblica “Quando ieri, a metà pomeriggio, il vicesegretario del PD Andrea Orlando ha mandato ad Alfonso Bonafede il consiglio di lanciare “un segnale sulla giustizia alle forze a cui si chiede di dialogare” tutti hanno pensato a duna cosa sola, la prescrizione”. Secondo l’Huffingtonpost, infatti, sarebbe stato proprio una promessa di ammorbidimento del Ministro sulla prescrizione a provocare il dietrofront di Italia Viva a maggio salvando così la poltrona di Bonafede. A maggio il Sen. Andrea Marcucci, capogruppo Pd a Palazzo Madama, aveva spiegato che “domani votiamo contro le mozioni di sfiducia perché non vogliamo una crisi di governo, ma certo il ministro Bonafede in molte occasioni non ci è piaciuto affatto e il caso più noto è quello della prescrizione”.

L’operazione sembrerebbe dunque ripetersi anche in questa occasione, segnala ancora l’Huffingtonpost in un articolo del 23 gennaio di Federica Fantozzi: “Un “segnale politico” sulla prescrizione e un decreto sulla giustizia civile: ecco il sentiero, ancora da costruire, per sminare l’ultimo scoglio sulla navigazione di Giuseppe Conte. L’appuntamento con il voto parlamentare sulla relazione del Guardasigilli Alfonso Bonafede è lo spauracchio dei giallorossi mentre l’operazione “responsabili” non decolla. Mercoledì pomeriggio alla Camera, mentre al Senato potrebbe slittare a giovedì – deciderà la capigruppo – ma non oltre. Un margine molto ristretto per trasformare la prospettiva di una sfida all’Ok Corral in “occasione di dialogo trovando una soluzione politica”, come spiega uno dei “pontieri” in prima linea. Il tema della giustizia è dirimente per allargare (o far saltare) la maggioranza, Bonafede è l’uomo simbolo di un irrigidimento della prescrizione indigesto a renziani, centristi e forzisti. Cioè proprio quelli che servono per tenere in sella il premier.”

I segnali che si tratti probabilmente della riproposizione dello stesso schema ci sono. A maggio Graziano Delrio (PD) e Vito Crimi (M5S) avevano messo le cose in chiaro: “Se cade Bonafede cade il governo”. Domenica, ospite dell’Annunziata a Mezz’ora in più Di Maio ha ripetuto le stesse cose. Su Bonafede i M5S hanno fatto quadrato e il Governo ha puntato i piedi. Ma perché Bonafede è così importante? Prima di tutto perché è un pezzo da 90 del Movimento, nonché fedelissimo di Luigi di Maio. Incassare una sconfitta su Bonafede significherebbe l’ennesima umiliazione dei M5S. Due giorni fa l’On. Daniela Torto, portavoce alla Camera Dei Deputati del M5S ha postato sulla sia pagine facebook la frase: “Il MoVimento 5 stelle sta con Alfonso Bonafede e ogni attacco a lui è un attacco al MoVimento, al governo e alla maggioranza che lo sostiene”. Occorre poi ricordare che è stato Bonafede a portare Conte da Firenze a Roma. Di Maio e Conte sono dunque i due principali sponsor politici del Ministro. Ed è una singolare coincidenza che oggi, a poche ore dal voto sulla Relazione che dovrà presentare il Ministro Bonafede pubblichi un lungo post enumerando quelli che sono, a suo giudizio, i meriti del Governo Conte con tatto di foto che lo ritrae accanto all’ex-premier, “simul stabant, simul cadent”. Nemmeno le dimissioni di Conte hanno modificato il quadro generale politico, perché l’obiettivo minimo, ora, è superare il passaggio di Bonafede a Palazzo Madama per poi ricominciare ad allargare la Maggioranza nella speranza di dare a Conte i numeri per varare il Governo Conte-Ter.

A livello istituzionale, con una lettera all’Assogot, il consigliere per la Giustizia del Quirinale Erbani, rispondendo a nome del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha  assicurato che il capo dello Stato sta seguendo “con attenzione” il caso e ha segnalato al ministro della Giustizia le richieste della categoria. Scrive Erbani: “Il presidente Mattarella segue con grande attenzione i problemi della magistratura onoraria, nella consapevolezza del fondamentale contributo che la stessa apporta, con il suo costante operato, alla funzionalità e all’efficienza del sistema giustizia“. Erbani scrive ancora che, però, non è nei poteri del capo dello Stato un intervento diretto, poiché “per posizione costituzionale“, il Quirinale “non ha facoltà di intervento e di valutazione sulle questioni rappresentate“.

Con il dovuto rispetto, e premessa la riconoscenza per le parole del Presidente, occorre però ricordare che il Presidente della Repubblica presiede di diritto il Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo supremo e di autogoverno della Magistratura che sovraintende al funzionamento anche della Magistratura Onoraria. Quale Presidente del CSM, dunque, Sergio Mattarella avrebbe certamente “facoltà di intervento e di valutazione sulle questioni rappresentate” e un suo intervento, anche alla luce dell’autorevolezza della figura del Presidente sarebbe di grande aiuto per porre fine al grave stato di ingiustizia in cui versa la Magistratura Onoraria.

Non è poi casuale che di fronte alle sollecitazioni a dire qualcosa tanto Bonafede quanto Conte abbiano invece semplicemente taciuto. Il motivo è duplice, da un lato, come detto il problema della Magistratura Onoraria è sovrastata da questioni politiche gigantesche. Dall’altro in pochi altri casi ben si attaglia l’espressione “il Re è nudo”. La posizione del Ministero e del Governo è talmente assurda e contro il diritto, smentita dall’Unione Europea e dalla Corte Costituzionale, che è difficile poter dire qualcosa senza dover prendere posizione sulle proprie tesi, con la scelta di insistere su argomentazioni diventate ormai imbarazzanti da quanto sono state smentite o di fare enunciazioni che poi nulla hanno a che vedere con la realtà dei fatti. E’ stata questa finora la linea del Ministro che, anche attraverso la sua pagina facebook, ha continuato a sperticarsi in dichiarazioni del tutto contrarie alla sua linea di azione effettiva, con buona pace di quanto da egli stesso pubblicato il 16 dicembre scorso citando una frase di Giovanni Falcone: “Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha fatto. Contano le azioni non le parole.”.

Affermazioni vuote, le parole del Ministro per i Magistrati Onorari sono note. Purtroppo quello che ha fatto (o meglio quello che NON ha fatto) per la Magistratura Onoraria è altrettanto noto ormai a tutti. E quanto NON ha fatto per la Magistratura Onoraria è parte di ciò per cui oggi pomeriggio dovrà essere valutato. Nell’intro della sua pagina facebook Bonafede ha scritto “La giustizia è uno stato morale, osservata per l’utilità di tutti, che dà a ciascuno una propria dignità”. Quale sia secondo la sua concezione della dignità della Magistratura Onoraria è stato ben spiegato dal Ministro (“L’opzione favorevole alla previsione degli onorari è legata altresì alla finalità di contenere il numero dei togati, pena la perdita di prestigio e la riduzione delle retribuzioni della magistratura professionale”) che, così scrivendo, in un colpo solo è riuscito ad offendere tanto la Magistratura Togata quanto quella Onoraria.

Per parafrasare Nanni Moretti, di fronte al malore della Dott.ssa Gagliardotto, Conte e Bonafede avrebbero potuto dire qualcosa “anche non di Giustizia, …. di civiltà”, esprimere almeno solidarietà umana alla persona visto che “di Giustizia” hanno preferito non parlare, constatata la refrattarietà a varare reali riforme per porre fine allo scandalo dello stato in cui versa la Magistratura Onoraria.  In Aprile Nanni Moretti sconsolato concludeva: “Il fatto che in questi giorni, qui in Puglia, non sia venuto nemmeno un dirigente della sinistra è un sintomo della loro assenza politica, ma soprattutto della loro assenza umana: a loro non gliene importa niente, hai capito?”.

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