Legal Tech: la gelata del Covid-19 e le buone prospettive 2021
Oggi parliamo di Legaltech e di prospettive post-Covid. A livello mondiale si contraggono gli investimenti ed il rapporto tra legaltech e legalindustry è appena abbozzato, non senza qualche reciproca diffidenza.
Nella mappa legaltech del mondo, quelle italiane faticano comunque a trovare spazio: forse troppo piccole, forse troppo timido il settore dei capitali, forse il nanismo dell’intero mercato italiano, mentre all’orizzonte qualcuno segnala l’arrivo di nuovi agguerriti player. Fatto sta che Avv4.0 crede che la soluzione a tanti problemi non possa diventare il problema.
Buona lettura. ????
Il Covid-19 ha gelato gli investimenti in legaltech: nel 2020 hanno riguardato una cifra pari a 500 milioni di dollari (in tutto il mondo) a fronte di una cifra pari quasi al triplo (circa 1500 milioni di dollari) nel 2019.
Ma le aspettative sono rosee, a patto di avere le idee molto chiare su dove si vuole arrivare. Vediamo perché.
Innanzitutto il dato della flessione negli investimenti è segnalato dal report TRACXN, LegalTech Report di luglio scorso e ci è stato segnalato da Carlo Rossi Chauvenet, avvocato di CRCLEX, co-founder @ Iubenda, legal integrator e promotore della iniziativa Sweet Legal Tech, un think tank sulla innovazione legale tecnologica.
“Il mercato della tecnologia legale è una realtà ogni anno più grande, con ingenti investimenti nelle aziende. Tuttavia, lo stesso mercato è estremamente frammentato” riflette con Avv4.0. “Senza contare che, da una parte, acquistare una soluzione in grado di automatizzare parte del lavoro legale è il più delle volte estremamente costoso; dall’altra richiede formazione degli avvocati e/o dipendenti dell’azienda che adotta la soluzione e change management per accogliere i cambiamenti innovativi”.
Se guardiamo all’intero mercato della legal industry, pari a 700 miliardi di dollari, quello delle legaltech è ancora una porzione minima, pari a 17 miliardi di dollari. Tuttavia, anche dall’Italia, partono segnali più promettenti in questo 2021. Una sorta di risveglio dopo la gelata, anche se la situazione interna ci tiene tutti sulla corda in attesa di capire se il Piano di Nextgeneration EU inietterà nuova linfa nelle aziende e nelle law firm.
Sommario
- Le sfide del 2021 per il settore legale tech
- Le opportunità 2021 per le legal tech
- Il venture capitale vede rosa
- Qualche indicazione utile per le legal tech
Le sfide del 2021 per il settore legale tech
Focalizzando comunque i rischi con i quali le legaltech italiane (una mappa è stata appena pubblicata da Legal Tech Forum) dovranno continuare a confrontarsi nel 2021, ne intravedo almeno tre.
Il primo, ci dice l’Osservatorio Professionisti e Innovazione digitale, risiede nella alta percentuale di attuale diffidenza/non consapevolezza della legal industry riguardo alle soluzioni tech.
Secondo gli ultimi dati raccolti, se è vero che il 50% delle law firm intervistate ne riconosce l’utilità, almeno sulla carta, il restante si divide tra coloro che dichiarano di non conoscere nessuna realtà legal tech (ben il 29%!) e coloro che sostengono che siano una minaccia per il proprio mercato o che offrano servizi di scarsa qualità.
Il secondo elemento di rischio riguarda l’intenzione di investimento delle law firm che dichiarano che rimarranno al livello del 2019 nel 59% dei casi; in compenso annunciano che inseriranno nel paniere dell’offerta professionale i servizi di consulenza alle start up nel 12%… non senza una qualche contraddizione.
Il terzo elemento potrebbe essere un fattore endogeno al sistema legaltech: ossia la capacità di comprendere esattamente il workflow legale e fornire le soluzioni più puntuali. Secondo Deloitte’s 2020 Legal operations survey, nonostante l’adozione di soluzioni legal tech, i dipartimenti legali in giro per il mondo stentano ad esserne soddisfatti. Il 71% dichiara di perdere ancora molto tempo in tasks manuali; il 77% che non riesce ad ottenere quella integrazione che permette al sistema legale di essere tradotto in una tassonomia dei dati coerente per consentire la visibilità nei flussi di lavoro e dati in tempo reale; l’89% si dichiara non soddisfatto delle soluzione di knowledge management attualmente sul mercato.
Per contro, Gartner prevede che entro il 2023, il 33% dei dipartimenti legali aziendali avrà un esperto di tecnologia legale dedicato, per supportare la crescente automazione dei flussi di lavoro interni principali.
Esperti di tecnologia legale dedicati – o coloro che hanno una buona conoscenza sia del servizio legale che della tecnologia – saranno un ruolo chiave per i dipartimenti legali per migliorare le prestazioni.
D’altra l’innovazione tecnologica nella legal industry è solo agli inizi! Secondo Artificial lawyers, la battaglia tra innovazione incrementale e innovazione dirompente nel mondo legale, infatti, è appena iniziata. Questo perché la tecnologia in arrivo molto spesso non spinge fuori la “vecchia tecnologia”, ma semplicemente riprende parte del processo manuale dagli avvocati. Inoltre, una delle nuove tecnologie che si annuncia veramente disruptive nel sistema legal, ossia l’intelligenza artificiale, è al principio della sua curva di sviluppo e non si può sapere se verranno studiati nuovi modelli linguistici molto più intelligenti, più efficienti dello stesso GPT-3 di Open AI, con una garanzia di correttezza pari al 100%.
Le opportunità 2021 per le legal tech
Nel frattempo, c’è da essere ottimisti perché tutti i commentatori ritengono che quello della legal tecnology sia un settore destinato a crescere. Cerchiamo di focalizzare quali sono i fattori più propizi alla crescita. Torniamo ai dati evidenziati da Chauvenet per segnalare che, stando agli investimenti, le soluzioni B2C sono quelle che attraggono i maggiori investimenti in termini di risorse; mentre in quelle B2B si consumano il maggior numero di operazioni.
Ad andare forte (in termini di investimenti e valore di mercato) sono le soluzioni che “democratizzano” i servizi legali, cioè li rendono disponibili e accessibili ad un maggior numero di utenti. Ma c’è un secondo profilo di “democratizzazione” del settore legal tech, come evidenzia Spotdraft/blog: ossia il fatto che, se finora le legaltech provenivano da USA e Europa, il trend sta cambiando. Soluzioni provenienti dall’India e dal Sud-est asiatico si stanno “unendo alla mischia”. L’India ha ora più di 10 investitori in tecnologia legale e sono nate diverse start up che vanno dall’analisi dei dati all’accesso alle piattaforme di giustizia.
Singapore, ancora, ha esteso il suo programma per aiutare gli studi legali ad adottare la tecnologia e aumentare i finanziamenti.
In ogni caso, al momento, le IPO (Initial public offering) finora sono state poche e al momento pare privilegino le soluzioni B2B che si candidati a diventare one stop shop di soluzioni legal tech.
Il venture capitale vede rosa
Se questo è a livello globale, i venture capitalist italiani ritengono che ci sia buon futuro anche per le legal tech italiane. Giuseppe Donvito ( P101 SGR), intervenuto al Legal tech forum 2020, ha evidenziato i tre elementi che a suo avviso inducono all’ottimismo:
- l’oggettiva grandezza di mercato della legal industry (abbiamo visto pari a 700 miliardi di dollari);
- la richiesta del mercato di ottenere servizi legali più performanti in termini di ottimizzazione processi interni, costi inferiori, più condivisione; 3) le possibilità di exit perché il mercato LT in Italia è “abbastanza liquido”.
Giulio Montoli, di Lventure, registra non solo un futuro roseo ma registra una effervescenza soprattutto verso quelle soluzioni che promuovono la produttività in dievrse industry, compresa quella legale. Molta attenzione, oggi, si sta sviluppando intorno alla firma digitale: “Il Covid 19 ha accelerato decisamente un un processo già in atto di digitalizzazione diffusa. Oggi sono caduti molti tabù. Ragionando da qui a 5 anni, molta attenzione verrà tributata alle soluzioni di AI applicate ai documenti e ai testi giuridici, che ancora oggi sono un po’ rough; ai marketplace per una delivery più “democratica” di servizi legali digitali e internazionalizzati e anche al settore EDUTech professionale”.
Qualche indicazione utile per le legal tech
Raccolgo allora qui sinteticamente qualche “consiglio” che le legal tech potranno trovare utile per crescere.
Innanzitutto i settori di legal innovation che “tirano di più” (a livello globale) sono contract management e document management, secondo la survey condotta tra 940 Chief legal officers in 21 industry in 44 paesi dell’Association of Corporate Counsel (ACC) 2021.
In secondo luogo, sempre Donvito suggerisce di:
a) avere l’Europa come ambizione;
b) scegliere tra le due alternative: crescere nel mercato italiano o diventare un business case a livello internazionale;
c) porsi chiaramente un traguardo, che sia exit o ricavi;
d) avere un funding team che lavora insieme al management team.
Secondo Carlo Chauvenet “gli investitori chiedono una forte posizione di mercato; Ricavi ricorrenti / strutturali ripetuti elevati; una Base clienti blue chip e solida; Margini di profitto interessanti; Alto livello di conversione in contanti; Piattaforma in scala; Team di gestione collaudato; Opportunità di fusione e acquisizione”.
E ancora Montoli chiarisce che una start up è tale se è scalabile, anche in mercati esteri.
Altri suggerimenti riguardano il rapporto tra legal tech e clienti, sia con riguardo allo sviluppo di prodotto sia con riguardo alla capacità di comunicare valore, come ho avuto modo di sottolineare intervenendo al Legal Tech Forum 2020. Segnalo anche come utile la lista di Nick Watson, founder di Lawtech London, di 10 tips per una migliore user experience dei clienti con le soluzioni legal tech, pubblicata nel blog di Artificial lawyer. Per esempio: chiedersi se ogni features è necessaria; indagare sul reale bisogno del cliente, ascoltandolo attentamente; dare una priorità agli sviluppi progressivi del prodotto; rendere il prodotto facile e intuitivo e utilizzabile da utilizzare senza dover fornire troppe istruzioni; non affezionarsi troppo al proprio lavoro ma rimanere flessibili nell’accogliere le opportunità di mercato e i suggerimenti dei clienti e… testare il tool con i “Luddites”… cioè con coloro che di tecnologia non vogliono proprio sentir parlare.
In altre parole: superato quel test, tutto sarà in discesa.

