Legge di Bilancio e fondi per la digitalizzazione
Giustizia digitale, non perdiamoci di vista. Dopo quattro decreti legge (Ristori 1, bis, ter, quater) e la presentazione della Legge di Bilancio 2021, ho pensato che potesse essere utile leggere i testi per assicurarci che non ci fosse qualche idea che valesse la pena di essere raccontata. Qui mi concentro sui fondi e i progetti previsti dalla Legge di Bilancio per quanto riguarda la digitalizzazione.
Buona lettura
Una delle 7 priorità 2021 del Ministero della Giustizia (Atto di Indirizzo del settembre 2020) è quella di “avanzare” nelle politiche di digitalizzazione tanto nell’ambito della giurisdizione quanto in quello dell’attività amministrativa.
La presentazione della Legge di Bilancio (ora all’esame della Camera. Atto Camera n. 2790) è dunque il provvedimento che dovrebbe concretizzazione questa priorità. Ma al momento…nessuna novità.
La lettura delle norme e gli stanziamenti di bilancio per il triennio 2021-2023 infatti non paiono annunciare interventi di rilievo che facciamo presumere un cambio di passo nella gestione della digitalizzazione, una sorta di scale up tra informatizzazione e digitalizzazione.
Da una parte la Legge di Bilancio conferma interventi che “stancamente si ripetono senza tempo” (vedi la riforma del processo civile – annunciata sempre come salvifica). Dall’altra, il Ministero della Giustizia annuncia (ma non articola) due interventi:
- l’uso di piattaforme telematiche e la valorizzazione delle buone pratiche emerse durante il c.d. ‘lockdown’;
- dare compiuta attuazione alla revisione della disciplina delle intercettazioni, agendo sia sul versante normativo che organizzativo al fine di salvaguardare e contemperare differenti aspetti della complessa materia legati ad esigenze di privacy e giustizia, garanzie di difesa e diritto all’informazione.
Cosa questi due annunci significhino sul piano concreto non è dato sapere. Legittime le domande:
- conseguenza del primo punto sarà un più spinto utilizzo delle piattaforme per le udienze da remoto anche dopo aver superato il periodo emergenziale?
- Il secondo punto significa invece rimettere mano nuovamente alla riforma delle intercettazioni?
Non si sa nulla di più e, in piena contraddizione, il Ministero annuncia di voler accorciare le distanze con gli utenti e stakeholder “orientando ogni attività utile (circolari, speciali misure organizzative, etc.) a realizzare, susseguentemente al periodo del c.d. ‘lockdown’, il ritorno alla piena funzionalità del servizio giustizia, “ favorendo la piena trasparenza dell’Amministrazione attraverso la valorizzazione del diritto di sapere e del diritto al controllo diffuso dei cittadini su cosa fa e come utilizza le risorse pubbliche”. Ma intanto, pare, che nessuno mai risponda al telefono o ad una mail.
Sommario
- Le disposizioni nella legge di Bilancio che riguardano la Giustizia
- Lo stanziamento di risorse: scarse quelle di investimento
- Il Programma giustizia civile e penale
- La reingegnerizzazione del sistema giudiziario
- L’evoluzione del Processo Civile Telematico
- L’evoluzione del Processo penale telematico
- Disaster recovery
- Riduzione dei tempi della Giustizia civile
LE DISPOSIZIONI NELLA LEGGE DI BILANCIO CHE RIGUARDANO LA GIUSTIZIA
Le disposizioni nella legge di Bilancio che riguardano la Giustizia
La sola norma che nella legge di Bilancio riguarda nuovi interventi in materia di digitalizzazione (e non ri finanziamenti di interventi già in corso, vedi infra), riguarda il cablaggio e la digitalizzazione degli istituti penitenziari (articolo 26), con uno stanziamento di 5 milioni di euro “per la digitalizzazione, lo sviluppo informativo e il cablaggio delle infrastrutture di rete negli istituti penitenziari”. Questo dovrebbe permettere il pieno dispiegarsi delle circolari che, prima e durante il periodo emergenziale, hanno ammesso e disciplinato l’utilizzo di skype anche per i colloqui dei detenuti con i familiari, l’utilizzo di pc per la loro formazione, ed l’accesso ad Internet per la consultazione di siti web inseriti in una white list.
Lo stanziamento di risorse: scarse quelle di investimento
Lo stato di previsione del Ministero della giustizia autorizza spese finali, in termini di competenza, per 8.955,1 milioni di euro nel 2021 (661 in conto capitale), 8.819,7 milioni di euro per il 2022 (565,00 in c/capitale) e 8.914,0 milioni di euro per il 2023 (530, in c/capitale). Le spese del Ministero corrispondono all’1,2% del totale delle spese finali dello Stato. Percentuale che è in diminuzione rispetto all’1,3% degli ultimi esercizi, ma in aumento rispettoall’1,1% dell’assestamento del bilancio 2020.
Gli interventi di digitalizzazione riguardano:
a) le sale server (ricordiamo che la sala server di Napoli è stata in panne dall’11 al 16 novembre, interrompendo in tutti i distretti del Sud l’esercizio della giurisdizione, già messo in crisi dal Covid 19);
b) l’informatizzazione dell’amministrazione giudiziaria;
c) la realizzazione di impianti per la comunicazione e controllo in carcere;
d) la conversione in digitale degli archivi della Giustizia minorile.
Il Programma giustizia civile e penale
Tra le attività del programma che riguardano il nostro tema, figurano la gestione di beni e servizi, anche informatici, dell'amministrazione giudiziaria; lo sviluppo degli strumenti di innovazione tecnologica in materia informatica e telematica per l'erogazione dei servizi di giustizia.
All’informatizzazione dell’amministrazione giudiziaria sono destinati 2,5 milioni di risorse; per le spese per la gestione e il funzionamento del sistema informativo, lo stanziamento è pari a 46,0 mln di euro; infine, per le spese relative al funzionamento degli uffici giudiziari gli stanziamenti sono pari a 260,4 mln di euro. Per l’attività di verbalizzazione atti processuali e videoconferenza nell'ambito dei procedimenti giudiziari la spesa è di 48milioni e mezzo/anno, mentre per lo sviluppo degli strumenti di innovazione tecnologica in materia informatica e telematica per l'erogazione dei servizi di giustizia si parla di 271mln e mezzo/anno circa.
I RIFINANZIAMENTI DI ATTIVITA’ DI DIGITALIZZAZIONE DELLA GIUSTIZIA
La reingegnerizzazione del sistema giudiziario
Sembrerebbe un capitolo importante ma leggerlo delude le aspettative.
Sarà data la massima priorità, informa il Ministero della Giustizia, a misure che possano incentivare l’adeguamento dei sistemi applicativi e delle dotazioni informatiche, con ricorso anche a strumenti di “più razionale utilizzo delle risorse attualmente disponibili”. A riguardo si sottolinea l’intento di valorizzate le ‘buone pratiche’ di telematizzazione dei servizi della giustizia attuate durante il lockdown e positivamente valutate dagli addetti ai lavori, di dare compimento all’estensione del Processo civile telematico alla Corte di Cassazione e agli Uffici del Giudice di Pace, anche tramite l’integrazione tra gli applicativi esistenti. Nell’ambito della reingegnerizzazione del sistema giudiziario civile assumerà rilevanza anche il progressivo superamento della PEC, atteso che il deposito telematico di atti e documenti da parte dei professionisti del settore sarà garantito attraverso altre soluzioni tecnologiche (piattaforme e upload), così come è previsto dalla legge n. 31 del 2019 per la proposizione della domanda degli aderenti alle azioni collettive (di cui peraltro il decreto ristori bis differisce l’entrata in vigore – articolo 26).
Più nel dettaglio ecco gli interventi messi in cantiere:
– sviluppo dei software in modo da accelerare lo sviluppo del Processo penale telematico, già avviato con il deposito a valore legale da parte degli avvocati successivi all’avviso 415 bis c.p.p. e delle notizie di reato con i relativi seguiti;
– proseguire nell’estensione del Processo civile telematico alla Corte di cassazione e agli Uffici del Giudice di Pace, anche tramite l’integrazione tra gli applicativi esistenti. In particolare per il PCT, dopo la realizzazione dell’applicativo di cancelleria della Corte di Cassazione per l’accettazione e gestione dei depositi telematici delle parti e dei giudici, nonché dell’applicativo destinato a questi ultimi per la consultazione dei fascicoli (solo i magistrati!) e la redazione dei provvedimenti, procedendo alla digitalizzazione di tutti i flussi di cancelleria in funzione del processo telematico;
– adeguare i sistemi del Giudice di pace alla ricezione del deposito telematico del ricorso per decreto ingiuntivo;
– programmare la diffusione della versione più aggiornata dell’applicativo GSU – UNEP, ora istallata solo a Milano, su tutto il territorio nazionale;
– rendere disponibile alle software house l’ambiente di test per il deposito telematico all’UNEP delle istanze di notificazione e di pignoramento;
– per il Processo penale telematico estendere l’utilizzo del portale deposito atti penali non solo alla consultazione e download delle copie degli atti; completando la digitalizzazione delle intercettazioni in funzione del processo telematico;
– rendere disponibile alla Corte di Cassazione il fascicolo telematico delle procedure cautelari;
– potenziare le infrastrutture destinate al funzionamento dei servizi telematici, con particolare riguardo a quanto necessario per la celebrazione a distanza dei processi e per la digitalizzazione degli atti e documenti processuali;
– con riferimento all’attività amministrativa, operare attraverso la predisposizione degli strumenti contrattuali necessari a garantire lo sviluppo, la diffusione e la successiva manutenzione delle applicazioni; – rafforzando ulteriormente le politiche di sicurezza dei sistemi informatici, con particolare riguardo ai livelli di protezione dei dati afferenti alle intercettazioni di comunicazioni;
– intervenire sulla sicurezza delle reti e dei sistemi attraverso la realizzazione di un security operation center;
– consolidare, in aderenza alle indicazioni del piano triennale dell’informatica, i data center;
– realizzare i Virtual cloud interni a giustizia;
– assicurare un avanzamento delle politiche di digitalizzazione per quanto attiene all’attività delle articolazioni ministeriali che si occupano di contenzioso.
L’evoluzione del Processo Civile Telematico
Il ministero porterà avanti la piena realizzazione del PCT secondo queste linee di intervento:
a) adeguamento degli applicativi alle numerose modifiche normative che si sono susseguite nell'ultimo triennio, anche al fine di consentire una puntuale rilevazione dell'efficacia delle riforme poste in essere;
b) estensione a tutto il territorio nazionale dell’uso delle notifiche e comunicazioni di cancelleria in via telematica presso gli uffici esclusi dall'obbligatorieta` (G.d.P. e Tribunali per i minorenni).
L’evoluzione del Processo penale telematico
Nel PTT L'obiettivo di implementazione del Processo telematico penale mira principalmente alla diffusione di un unico applicativo aggiornato su tutto il territorio nazionale, sia con riferimento al sistema dei registri che con riferimento al documentale, dando finalmente corso ad un processo di uniformizzazione. “In particolare, si mira a realizzare la piena integrazione degli applicativi in uso, ad oggi non sempre sorretta da una dimensione progettuale adeguata alla complessita` delle attività processuali oggetto di informatizzazione”.
Disaster recovery
L’individuazione dell'insieme delle misure tecnologiche e logistico/organizzative atte a prevenire criticità, a ripristinare sistemi, dati e infrastrutture necessarie all'erogazione di servizi a fronte di eventi e/o emergenze che ne intacchino la regolare attività, costituisce una priorità della Direzione generale dei servizi informativi (DGSIA), la cui “azione in questo ambito è principalmente volta alla razionalizzazione dei CED ed alla concentrazione dei sistemi del civile in 3 sale server nonché al potenziamento di sistemi e procedure di disaster recovery ed al potenziamento della banda di rete unitaria giustizia su tutto il territorio nazionale.
EFFICIENZA DELLA GIUSTIZIA E RIDUZIONE DEI TEMPI DEL PROCESSO
Nel Documento Economico Finanziario (Allegato DEF), tra i 12 indicatori di benessere equo e sostenibile (BES)selezionati dal Comitato istituito presso l’ISTAT che possono essere utilizzati quali indicatori di outcome, insieme a quelli già individuati nell’ambito dell’analisi e valutazione della spesa effettuata dal Mef con i Ministeri, è inserito l’indice di efficienza della giustizia civile definito come “durata media effettiva in giorni dei procedimenti di cognizione civile ordinaria definiti dei tribunali”.
Riduzione dei tempi della Giustizia civile
Detto tutto questo, occorre segnalare che Il Ministero dichiara di non prevedere una riduzione della durata media dei procedimenti civili e penali nei tribunali ordinari, ritenendo che il mantenimento del target attuale (che individua rispettivamente in 376 e in 382 giorni la durata media di tali procedimenti) possa essere ragionevolmente considerato quale obiettivo anche per il 2021.

