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Dalla digital transformation al legal digital business: quando l’avvocato innova

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Cosa rende l’avvocato “innovativo”? In un certo senso uscire dalla comfort zone, costringendo sé stesso e i colleghi in studio ad abbandonare forme tradizionali di organizzazione di lavoro, quando desuete e anti economiche, innestando nel processo le tecnologie oggi disponibili; e immaginare  immaginare nuove visioni per il legal business, con nuove sinapsi di “diritto&tech”. Il Financial Times qualche giorno fa ha pubblicato la classifica degli avvocati più innovativi in Europa.
Avv4.0 l’ha letta per capire cosa rende innovativo, e soprattutto tramite quali progetti, un avvocato. Buona lettura!

Il Financial Time ha appena pubblicato le classifiche degli avvocati più innovativi world wide, per rilanciare il beaty contest del 2020.

Avv4.0 ha già parlato della classifica delle Law firm più innovative secondo il FT (Studi legali più innovativi in Europa: il rating 2019

a) Top 10 innovative lawyers: leaders of legal practice revolutions,
b) From the inside out: top 10 ‘legal intrapreneurs’.

Anticipiamo subito che nella classifica non sono nominati avvocati italiani. Ci dispiace, perché ogni anno perso in innovazione sono cinque anni persi in business rispetto ad una competizione a livello europeo.

Vediamo allora quali sono i top lawyers ma soprattutto perché, e per quali iniziative, sono entrati nella classifica dorata del FT.

Sommario

Highlights

Facendo sintesi, gli aspetti principali che saltano agli occhi scorrendo i “progetti” portati avanti dagli avvocati in classifica sono: la capacità di leadership nella motivazione al cambiamento dei team; la capacità di ripensare strategicamente anche attività “tradizionali” (ci può essere task più tradizionale per un avvocato che la litigation?); il coraggio di fare scelte che a primo impatto appaiono kamikaze (abbandonare alcuni clienti non in linea con gli obiettivi di sviluppo della law firm); e il pensiero laterale: non fermarsi mai alla prima soluzione, soprattutto quando è la più confortevole.

Gli avvocati innovativi, li definisce il FT, sono gli avvocati che “hanno mostrato una visione in un mondo fluido” e hanno espresso capacità di leadership rivoluzionando la pratica legale. Poi ci sono coloro che hanno invece manifestato uno spiccato intuito imprenditoriale e sono diventati motori di legaltech, per i clienti o per il mercato nel suo complesso. Questi sono gli avvocati “intrapreneurs”, coloro che hanno “ispirato cambiamenti di stampo imprenditoriale nelle proprie law firms e nei servizi legali”.

Alejandro Pérez, Legal technology advisor in Chiomenti: “Sull’innovazione legale ancora tanto lavoro da fare”. Abbiamo chiesto così ad Alejandro Pérez,esperto di legal innovation e attualmente Legal Technology Advisor per Chiomenti studio legale qual è, a suo avviso, il reale livello di innovazione legale in Italia.

“Siamo ancora ad uno stato embrionale della digital transformation. Le law firm sono ancora focalizzate su progetti rivolti a ottimizzare efficienza. Non sono ancora al secondo step: fare della innovazione un partner di business development e aumentare le occasioni di espansione. La mia esperienza ultra decennale suggerisce due cose, innanzitutto. La prima è che non sempre il responsabile della digital transformation all’interno di una law firm può/deve essere un avvocato partner.” L’innesto di nuove professionalità specificatamente formate e con esperienza manageriale sicuramente può accelerare il percorso” , evidenzia.

Il secondo aspetto ha a che fare con le mansioni da assegnare al legal innovator. Pérez la disegna per Avv4.0: “A mio avviso il legal innovator deve avere quattro specifiche caratteristiche/abilità: la capacità strategica di capire quello che certamente non verrà fatto o non fa per te in termini tecnologici (escludere l’utilità di certe piattaforme, per esempio, resistendo alle sirene del marketing dei vendors); seguito della capacità di fare la vendor selection e una foirma mentis aperta capace di collaborare con i vendors prescelti. Si tratta di un aspetto nodale, perché oggi i fornitori non vendono più (solo) prodotti ma servizi”. Facciamo un esempio: una piattaforma di document review non è “venduta una volta per tutte”, ma deve essere istruita; il “vecchio” account oggi si sta trasformando in un “success manager”. Questo significa che gli avvocati devono essere in grado di interfacciarsi con queste nuove figure di fornitori abilitanti.

La terza caratteristica risiede, per Pérez, nella capacità di project management: “La digital transformation non è frutto di magia né è uno scatto in velocità; ma un progetto dai tempi lunghi che richiede metodo, tecnica, progetto, implementazione”. Insomma è un “bring back boring”, evidenzia Pérez citando Alex Smith. Infine, il compito ultimo risiede in quella capacità di fare il delivery di nuovi servizi ai clienti, in modo da completare quel secondo step menzionato prima.

Chiedo a Pérez qual è a suo avviso la tecnologia più in voga nel settore legal. Nessuna sorpresa nel verificare che contract review e document automation sono quelle più gettonate: “Nel prossimo futuro mi aspetto un rafforzamento dei sistemi di contract reviews applicati alla litigation”, ci dice. Si tratta in sostanza di applicare nuovi strumenti di intelligenza artificiale “a sé stessi” , in funzione di risk analysis in caso di contenzioso.

Percorso più tortuoso, ma comunque necessario, quello del knowledge management, anche se entrambi conveniamo che questo cambio “radicale” di mindset all’interno dello studio legale presupporrebbe rivedere anche i meccanismi di valutazione e di incentivo: “Ci sono ancora molti da passi da compiere. E occorrerebbe promuovere una collaborazione costruttiva con le università anche per la implementazione e istruzione delle piattaforme di AI”, aggiunge Perez. Ma di questo parleremo un’altra volta.

Top 10 leaders of legal practice revolutions

Cosa significa traghettare un ordinamento di stampo  statalista verso un economia di mercato? Cambiare la corporate law. Anna Babych, partner di Aequo, law firm ucraina, avvocato esperto in merger& acquisitions, ha dato un contributo risolutivo per l’aggiornamento del diritto societario della repubblica ucraina, in modo da garantire alle società di capitale una governance “democratica” (nel senso societario) al riparo da “corruzione e attacchi predatori” russi.

Di tutt’altra esperienza l’ex- aequo Alaister Morrison, nato e cresciuto professionalmente sotto la Tower of London, mercato legale ben più stabile e riparato di quello ucraino. Morrison, partner di Pinsent Masons, ha combattuto un’altra battaglia, per certi versi non meno dura. Quella contro le due “sacred cows” delle law fim UK (e anche italiane). Le billable hour e l’assolutistica concentrazione sul servizio legale strettamente inteso.

Morrison, lavorando “dietro le scene”, ha creato un ambiente multidisciplinare in grado di fornire servizi professionali come servizi di legal tech. Dalla descrizione che ne fa il FT, il suo appare un ruolo di “allenatore” di una squadra invogliata a ripensare gli approcci tradizionali, ad abbracciare i cambiamenti e a muoversi velocemente (più dei competitors). I clienti per Pinsent Masons sono partner, soprattutto anche in vista di nuovi progetti di sviluppo. Con lui Pinsent Masons ha lanciato Vario (freelence lawyers service), Brook Graham Program (società di consulenza sui programmi di diversity e inclusion) , e Smart delivery ( un programma articolato di fornitura di servizi legali automatizzati e non, proporzionati alle reali esigenze del cliente).

La terza classificata è un altro avvocato donna che ha trasformato la litigation in qualcosa di strategico, per i clienti e per lo studio stesso. Sharin Daly, partener di Matheson, ha traghettato la law firm nella digital transforanmtioin (sua l’idea di una piattaforma interna di e- discovery), contribuendo a modificare la percezione della litigation da attività “in difesa” in attività strategica.

Paul Davis (Latham& Watkins) ha progettato, con la società Anthesi, un tool di Ai e risk analysis a supporto delle decisioni di investimento di operatori ESG (investimenti società sostenibili): RiskHorizon.

Nicholas Kirby (Mishcon de Reya) è stato un innovatore nel settore immobiliare, contribuendo a costruire registri immobiliari digitalizzati (Solaris) e, con altre realtà, il proof of concept per il primo trasferimento immobiliare privato tramite Distributed ledger  technology.

Matt Meyer di Tailor Vinters ha rebrandizzato lo studio legale, ridisegnando mission+vision e lasciando “a terra” i clienti non più in linea con i propri obiettivi di sviluppo (incredibile, no?). Puntando su team motivati e con spirito d’impresa, ha aumentato in maniera consistente la revenue dello studio espandendosi all’estero.

Mouve O’Rourke ha fatto del proprio impegno sociale una ragione professionale. Suo il programma irlandese Clann Project, per la raccolta di testimonianze di ragazze madri e minori.

Alejandro Touriño (Ecija) è stato il più giovane managing partner di sempre in Spagna, promuovendo l’espansione della law firm in ben 12 paesi, e 20 sedi. Ha contribuito ai progetti Data Forecast, un tool di privacy prediction e Anticitera, una piattaforma di document automation.

Tara Waters (Ashurt) è l’avvocato delle cryptovalute. Oggi assiste banca Nomura in una joint venture con Ledger e Global Advisors per la costituzione di un provider di custodia per investitori istituzionali in criptovaluta.

Richard West (Kennedy): suoi il motto “de-lawyer by design” (non sarò un po’ troppo? ndr) e KLAiM, la piattaforma che fornisce ai clienti servizi legali.

I top 10 interpraneur

Veniamo ora agli avvocati che “hanno messo il naso fuori” dalla law firm Stephan Allen (Hogan Lovells), primo in classifica, è stato intervistato da Avv4.0 (leggi: Studi legali del futuro? Le tendenze di Oltre Manica). Sua l’idea e la implementazione di uno dei primi hub per legal tech (Fuse). Allen ammette che la cosa più rischiosa che ricorda di aver fatto è stata quella di introdurre la data science nello studio legale, finalizzata a sviluppare modelli e algoritmi per il decision making. Ha cofondato the Bionic Lawyer project, indovinate perché? …per suggerire come essere un avvocato bravo e valueble, superando stereopiti, pregiudizi e… dipendenza eccessiva dalle mail.

Ancora un avvocato di Allen&Overy al secondo posto: è l’indiana Shruti Ajitsaria, attuale capo di Fuse.

Segue un’altra avvocato donna (wow, ndr), Charlotte Baldwin (Freshfields Bruckhaus Deringer), che ha mischiato le carte, anche architettonicamente, per promuovere lo scambio legal vs technology.

Jonathan Patterson, managing director di DWF Ventures, ha creato Legal design challenge insieme con LEx Open Source, Radiant Law and Simmons Wavelength econ l’ Università di  Manchester ha progettato il percorso di studi per il modulo di legal technologist.

Nuovamente presente in classifica lo studio Mishcon de Reya, con il chief strategy officer Nick West che ha progettato MDR Discover, una partnership tra la società, il fornitore Inventus e la piattaforma di revisione dei documenti Relativity, per creare una nuova offerta di servizi.

Servizi legali

Sul fronte dei servizi legali, infine, il FT cita Aine Lyons, Vice-president and deputy general counsel, global legal operations, VMware; Lee Callaghan, General counsel, international markets, and group competition counsel, Aviva; Chris Grant capo delle relazioni istituzionali e di Law Tech Innovation in Barclays Eagle Labs, Rajeev Merkhedkar General counsel and vice-president, Nokia Corporation, Kerry Phillip, Group legal director di Vodafone.

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