Strumenti tecnologici basati sull’AI: che uso ne fanno gli avvocati?
Gli strumenti che si basano sull’intelligenza artificiale risultano utilizzati da una percentuale molto bassa di studi legali americani, secondo l’indagine in tema di tecnologia legale del 2020 promossa dall’ABA Legal Technology Resource Center.
Alcuni risultati sono stati resi noti dal reporter Lyle Moran su abajournal.com. Solo il 7% degli intervistati ha riferito che il proprio studio legale impiega strumenti tecnologici di intelligenza artificiale, così registrando la diminuzione di un punto percentuale rispetto all’anno precedente.
Il 23% degli intervistati ha affermato di non essere interessato all’acquisto di questa tipologia di prodotto, e quasi il 34% ha affermato di non saperne abbastanza, al fine di rispondere alla domanda sull’uso attuale o pianificato di tali strumenti.
Sul contributo di Moran viene riportata l’opinione di Alexander Paykin, membro del consiglio del Legal Technology Resource Center, e titolare di uno studio legale a New York City, secondo cui il settore legale risulta lento ad adottare tali strumenti, in quanto i prodotti disponibili devono ancora dimostrare di poter produrre i risultati promessi dai fornitori. Paykin fa riferimento alla sua esperienza di ricerca legale, rilevando che i casi chiave su un argomento particolare spesso non escono tramite l’intelligenza artificiaale e, invece, l’algoritmo trova alcune banalità assolutamente casuali.
Gli avvocati che operano presso studi legali con più di 100 membri sono risultati i più propensi a segnalare l’impiego della tecnologia in questione, un dato che, secondo Paykin, è attribuibile alla circostanza che le law firms più grandi hanno una maggiore capacità di sborsare denaro per tecnologie costose, rispetto alle loro competitors più piccole.
La lenta adozione degli strumenti di intelligenza artificiale viene confermata nonostante siano emersi rapporti secondo cui la pandemia in atto ha accelerato l’implementazione della tecnologia nel settore giuridico.
Le offerte di analisi legale sono state utilizzate in misura molto maggiore rispetto agli strumenti di intelligenza artificiale, secondo il sondaggio ABA. Circa il 45% degli avvocati ha riferito che le proprie aziende hanno utilizzato analisi legali nel 2020, in calo rispetto al 49% dell’anno precedente.
Gli studi legali con più di 100 avvocati si sono rivelati i più orientati a utilizzare tali strumenti: il 29% per condurre ricerche legali, il 19% per sviluppare una strategia per casi o questioni, il 14% per lo sviluppo del business.
Dalla survey emerge che le law firms che hanno subito una violazione della sicurezza sono passate dal 26% del 2019 al 29% nel 2020. L’articolo evidenzia che il 36% degli intervistati ha riferito di aver stipulato polizze assicurative di responsabilità informatica, rispetto al 26% nel 2017.
Tuttavia, John G. Loughnane, partner di Nutter McClennen & Fish a Boston, in un proprio contributo spiega: “Le responsabilità e le sfide non potrebbero essere più chiare, e la professione ha bisogno di maggiore attenzione sulle questioni, oltre al semplice aumento degli acquisti di assicurazioni”.

