Approfondimenti

Le più diffuse offerte di lavoro tarocche

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Soprattutto il web pullula di offerte fasulle, finalizzate solo ad approfittare del bisogno di lavorare delle persone. Vediamo le truffe più diffuse:

1) Il Multilevel marketing

I web-manager-truffatori, spesso inseriscono gli annunci sotto la terminologia di Telemarketing; si tratta in realtà di multilevel marketing. Il multivel marketing, quello legale, è secondo alcuni estremamente stimolante e democratico poichè darebbe a tutti la possibilità di lavorare, chi è bravo guadagna anche bene. Il funzionamento è la famosa struttura piramidale grazie alla quale il venditore può (oltre a vendere i prodotti) anche trovare altri venditori e prendere una percentuale sulle loro vendite. Questi venditori possono fare altrettanto. Di solito sono prodotti per il benessere e la pulizia, ma anche servizi web e tanto altro. Quasi sempre si richiede l’acquisto per poche decine di euro del primo “kit” per iniziare la vendita (ma in questo caso è una cosa lecita e normale, trattandosi di un lavoro in proprio ed il costo copre completamente il valore dei prodotti). La presenza di un kit da acquistare e il guadagno sul lavoro altrui rendono comunque già border line il multilevel marketing legale. In teoria il multilevel marketing è legale quando l’obiettivo del sistema piramidale è comunque la vendita ed al centro del business ci sono prodotti e servizi. È invece illegale quando l’obiettivo è solo quello di trovare altre persone da inserire nel circuito ed a cui far pagare una “quota” di ingresso.

Il problema è che quasi tutte le strutture di multilevel marketing hanno una struttura piramidale in cui chi diventa socio deve procacciare a sua volta nuovi clienti all’attività facendo sottoscrivere, a questi ultimi, contratti simili a quello che ha sottoscritto lui; dietro questa definizione si nascondono attività puramente illegali in Italia, che non sono più multilevel marketing ma Catene di San’Antonio o strutture piramidali. Il confine tra i due modelli è sempre più labile in quanto, con il passare del tempo, le strutture di multilevel marketing piramidale hanno iniziato a porre in essere operazioni di camouflage sempre più complesse. Il trucco resta tuttavia sempre lo stesso, far figurare che il marketing è finalizzato a vendere “qualcosa” e che non si tratta di una mera vendita di posizioni nella piramide. In realtà, ad analizzare il modello di business si scopre che la voce “vendite” è totalmente secondaria rispetto alla voce “entrate” derivanti dall’acquisto della posizione. Oppure il prodotto è “venduto” ad un prezzo assolutamente ingiustificato rispetto al valore intrinseco. In questo modo la voce vendite prodotti è prevalente su quella della vendita della posizione, ma in realtà si tratta di un puro artificio contabile perché è quest’ultima il vero prodotto venduto.

Citiamo da Wikipedia: La legislazione italiana (…) pone norme volte ad evitare strutture piramidali o catene di Sant’Antonio. Ad esempio l’articolo 5 della Legge 17 agosto 2005, n. 173 rende illegali organizzazioni che “configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone”. Con la sentenza del 26 settembre 2012 n.37049 la III sezione penale della Corte di Cassazione ha stabilito che “le attività commerciali in cui il beneficio economico deriva dal reclutamento di utenti, piuttosto che dalla vendita diretta di beni o servizi, sono da ritenersi fuorilegge”, e rende pertanto le catene di Sant’Antonio e il marketing piramidale illegali.

2) Il “porta a porta” camuffato

Il classico dei classici. Compare sul web un annuncio per una posizione appetibile, solitamente lavoro di magazzino, segreteria, impiegatizio o consulenza a clienti. Solitamente non è richiesta esperienza e viene promesso un genericissimo contratto “a norma di legge”. Dopo aver inviato la candidatura il il contatto è quasi immediato ecco e si viene invitati a colloquio. Al telefono non vengono fornite spiegazioni in quanto, viene detto che se ne parlerà “di persona”. Solo al colloquio (spesso di gruppo dato che l’offerta di lavoro ha richiamato centinaia di aspiranti lavoratori) viene svelata la reale proposta. Niente lavoro impiegatizio o di magazzino, niente stipendio fisso, ma una offerta di vendita porta a porta dei più disparati prodotti e servizi (contratti telefonici, nuovi servizi per energia elettrica oppure prodotti di dubbia qualità ma prezzo altissimo quali aspirapolvere, di strumenti per pulire tappeti e materassi o congegni per purificare l’acqua.

Di per sé: il lavoro di venditore porta a porta è non solo dignitoso ed onesto, ma per chi lo conosce molto difficile. Non è dunque una vera e propria truffa. A patto ovviamente che quello che si vada a vendere sia legale e venduto con criteri onesti. Così non è, ad esempio, quando viene chiesto di comprare uno stock iniziale (spesso poi invendibile se non ai familiari). Oppure quando, per l’appunto, il metodo di vendita punto ad approfittare della fiducia di cui si gode tra parenti e amici per far “ammollare” loro delle “sole galattiche”. In generale le aziende fingono inizialmente che il lavoro sia diverso per la paura che poi non si candidi nessuno e con l’errata convinzione che poi al colloquio si sarà in grado di convincere anche coloro che credono di non poter fare questo lavoro. Non sarà una truffa ma è un metodo di selezione assolutamente scorretto.

3) I periodi di prova gratuiti

Quando si inizia un lavoro bisogna sempre pretendere un contratto, dal primo giorno. Specie se non si tratta di una azienda solida e conosciuta. I contratti prevedono quasi sempre il periodo di prova al loro interno ma i periodi di prova non retribuiti non esistono e non sono previsti dalle leggi. Con la proposta “ti assumo in prova una settimana, se vai bene ti faccio il contratto” accade che Poi la settimana diventi un mese o due o più, magari per coprire periodi di ferie e picchi di lavoro. Poi alla fine… tanti saluti o perché non si serve più o perché esasperati si getta la spugna e si abbandona il posto; pronto per un nuovo illuso.

È vero, aziende serie e conosciute non fanno questo giochetto perché il loro nome sarebbe presto “sporcato”, ma tante realtà improvvisate o piccoli imprenditori, artigiani o professionisti senza scrupoli tentano con questo sistema di avere sempre forza lavoro gratis. Ovviamente accade solo con lavori di bassa professionalità e per i quali non serve una particolare formazione, altrimenti anche per il “non pagatore” il gioco non varrebbe la candela. Negli anni ’90 era un classico nel campo dei negozi di abbigliamento. Si “cercava” una commessa “bella presenza, anche senza esperienza” per un periodo di prova “non retribuito” e quando questa se ne andava esasperata per l’attesa se ne cercava un’altra.

4) Il furto di identità

Ci sono in rete, che ci crediate o meno, molte offerte di lavoro che hanno come unico scopo ottenere il contatto per ricavarne nominativi, documenti, e codice fiscale per usare l’identità di poveri ignari al fine

  1. di riciclare denaro sporco
  2. di accendere prestiti, acquistare auto, comprare (senza pagare) oggetti su siti di e-commerce, vendere (senza spedire) prodotti online, etc…

Ma non basta, spedire documenti in giro non è l’unico modo per farsi rubare l’identità. Bisogna anche fare attenzione ai propri dati inseriti in rete e sui CV che si spediscono. Il maggior numero di segnalazioni finora riguarda offerte di lavoro come “corrieremagazziniere”, in cui viene richiesto all’interessato l’invio tramite email dei documenti di identificazione e delle coordinate bancarie, con il concreto rischio di ritrovarsi coinvolto in acquisti di beni, in truffe e-commerce o in riciclaggio di denaro provento di attività illecite.

Si tratta di in vero e proprio furto di identità (e già questo è una vera e propria truffa e anche abbastanza grave) ma finalizzata in certi casi al compimento di ulteriori reati. Per fortuna è facile evitarla: basta non inviare documenti e codice fiscale a nessuno che non si conosca. Va ricordato, in ogni caso, che le aziende serie non chiedono mai un documento per email prima di un colloquio (se non per casi speciali ed in quei casi è meglio assicurarsi bene dell’identità dell’interlocutore).

In ogni caso bisogna mai e poi mai rispondere ad aziende “anonime” e, come detto, è meglio diffidare di annunci in cui non compare il nome di una azienda o agenzia di riferimento ma il presunto datore di lavoro si presenta con frasi del tipo “azienda leader nel settore cerca…” o “multinazionale assume”…

5) L’invio di denaro per un lavoro all’estero

Il copione è un classico da tantissimi anni. L’annuncio di lavoro propone un lavoro all’estero (di solito negli USA) come cameriere, barista, spesso anche in coppia (ottima idea per sposi che cercano di emigrare). Il “colloquio” non c’è, si fa tutto per email, la proposta di assunzione è quasi immediata, ma occorre inviare i documenti e qualche centinaio di euro (o dollari) in una “ambasciata” americana in un qualche paese africano per il “disbrigo pratiche” e il rilascio della “green card”. Ovviamente all’indirizzo al quale si invia il denaro non vi è alcuna ambasciata, ma ci vive il truffatore. Le locali forze dell’ordine avranno anche l’indirizzo del truffatore, ma difficilmente si riuscirà a far valere i propri diritti in Camerum o in Nigeria. Quanto poi ad intentare azioni legali in quei Paesi nemmeno a parlarne: i costi sono spropositati per l’entità degli importi truffati e definire incerto l’esito delle azioni è ampiamente un eufemismo.

Il furto del denaro è solo una parte della truffa. Anche i documenti “rubati” serviranno probabilmente per un furto di identità.

6) L’invio di denaro per un colloquio

E’ un tipo di raggiro per fortuna poco conosciuto in Italia, ma diffusissimo in UK ed altri paesi europei. Di solito i truffatori parlano molto bene inglese (quasi sempre sono di paesi africani o asiatici dove l’inglese è lingua madre o seconda lingua) ma difficilmente parlano l’italiano e quindi farebbero fatica a comunicare. E’ una truffa elaborata e più difficilmente riconoscibile delle altre, per cui bisogna prestare molta attenzione. Il truffatore:

  1. sceglie una azienda medio/piccola realmente esistente e visita il sito web, ad esempio industriaXXXXX.com.
  2. registra, spendendo pochi dollari, un dominio simile, tipo industria-XXXXX.com, avendo cura di usare un servizio di protezione WHOIS affinché i dati del proprietario del dominio siano anonimi (non lo possono essere mai al 100%, ma possono stare tranquilli perché per truffe da poche centinaia di euro non si fanno rogatorie internazionali né azioni a livello mondiale)
  3. il truffatore nel dominio acquistato mette un redirect verso il vero sito dell’azienda e crea la email info@industrial-machine224.com
  4. a questo punto pubblica offerte di lavoro, solitamente del tipo “sicurezza aeroportuale” o “impiegato in aeroporto” chiedendo di inviare il CV alla email creata. In questo modo riesce a ingannare anche i più accorti, che evitano di inviare CV ad email anonime tipo gmail o libero. Solo con una attenta analisi (che non è immediata se già non si conosce questa truffa) ci si rende conto che il sito ha un redirect e la email quindi non è della vera azienda.
  5. a chi risponde all’offerta il truffatore fissa subito il colloquio (in alcuni casi addirittura telefonicamente) e chiede un contributo di circa 150/200 euro (o sterline nel caso di Londra) affermando che, dato che il colloquio si svolge in aeroporto, i soldi servono per il pass di sicurezza per l’accesso. Ovviamente non è vero e il truffatore sparisce insieme ai soldi

7)  Il lavoro da casa fasullo

Lavorare da casa propria in modo onesto e redditizio è il sogno di moltissime persone e alcuni riescono a farlo, lavorando online come web marketer, scrivendo per blog e giornali online, lavorando come ufficio di segreteria virtuale, etc… Nella versione più povera si tratta di infilare collane di perline o paccottiglia similare. Chi però non ha competenze specifiche e vuole a tutti i costi lavorare da casa diventa la vittima prediletta dei truffatori dei “kit da acquistare” per lavorare.

Viene pubblicato un annuncio di lavoro allettante che promette lauti compensi lavorando da casa imbustando giocattoli, confezionando collane di perline, colorando quadretti e cose simili. Il datore di lavoro chiede un compenso per inviare a casa con corriere il primo materiale per iniziare giustificando la cosa perché tanta gente riceve il materiale, non lavora e non lo restituisce. La verità è invece è che in gran parte dei casi l’obiettivo è vendere quel materiale e poi con tante scuse non pagare alcun compenso per il lavoro e far cadere la collaborazione. La scusa più diffusa è che il lavoratore dovrebbe emettere fattura (quando è evidente che non ha la partita Iva). Si tratta di una delle truffe più “povere” che esistano, dato che al truffatore rende solo poche decine di euro.

9) La tangente per un concorso o un impiego pubblico

La “raccomandazione” è un istituto che pare connaturato al DNA italico e molti italiani pensano

  1. che per vincere un concorso pubblico sia necessaria
  2. che senza raccomandazione sia inutile anche partecipare.

Sfruttando questa convinzione i truffatori chiedono denaro (si tratta di cifre a volte anche molto importanti, comprese tra i 10 ed i 40 mila euro) in cambio di una bella spinta ad un concorso oppure ad una assunzione in qualche società partecipata statale. Il truffato paga, salvo poi scoprire alla fine del concorso o della selezione che era tutta una “balla” oppure che solo pochi “pagatori” sono stati presi (magari per caso, gli stessi che sarebbero stati assunti comunque).

Il problema di questa truffa è che il “truffato” è a sua volta un “truffatore”: pagare una tangente (di questo si tratta) per vincere una selezione pubblica è infatti (ovviamente e per fortuna) un reato. Per questo i casi “noti” sono probabilmente una minima percentuale rispetto al totale, perché il “truffato” evita di denunciare. Basta dunque non pagare mai per una promessa di vittoria di un concorso pubblico. Se invece

  1. lo fate e non lo vincete, siete voi stessi i truffatori (e se vi rivolgete alla Giustizia vi autodenunciate)
  2. lo fate e ottenete il lavoro siete comunque truffatori (ma vi è andata bene…)

10) L’approccio sessuale

Il primo indizio è che l’annuncio si rivolge espressamente a candidate giovani di sesso femminile, di bella presenza, (in violazione dell norma che prevede che le offerte siano rivolte ad entrambi i sessi). Non è detto espressamente ma dal testo si capisce che devono essere “disponibili”. Indicativo è quando gli annunci fanno riferimento a “segretarie personali” magari “disponibili a trasferte” o “con orari elastici”. Le posizioni offerte vanno dalla segretaria, all’assistente del “direttore” alla semplice addetta alle pulizie. Altre volte si offre una carriera nel mondo dello spettacolo. Al colloquio (che di solito si fa al bar o in hotel, molto raramente in una vera azienda) il “selezionatore” ci prova in maniera più o meno esplicita. Nonostante sia facile da individuare come annuncio e certamente al colloquio (è credibile se fissato in una camera d’albergo o se è fissato in ore serali e/o presso l’abitazione del proponente?), alcune ragazze un po’ per ingenuità ed un po’ perché la voglia/il bisogno di lavorare è troppo forte, si convincono che alla fine il lavoro ci sia davvero e accettano. Tuttavia in presenza di segnali evidenti e forti, bisognerebbe dare un taglio “immediato” al contatto senza dare spazio a queste persone. Anche perché il lavoro non arriva mai.

11) La prostituzione camuffata

Ancora più evidenti sono alcuni annunci che offrono lavoro (questa volta reale) apparentemente come “Hostess/Stewart” o “ragazza immagine”, ma che spesso nascondono attività legate alla prostituzione. Qualsiasi ragazza che si trova alla ricerca di un lavoro, si trova in una situazione di elevata vulnerabilità e per diverse circostanze, tra cui ingenuità e disperazione, molte sonopronta ad accettare qualsiasi tipologia di lavoro, sopratutto se all’ interno dell’annuncio pubblicato vengono promessi guadagni facili ed immediati uniti ad un impiego divertente. Occhio però non è tutto oro quello che luccica, dice bene il proverbio…

Ad Ancona, ad esempio, nel 2019 è stata scoperta un’organizzazione che adescava ragazze italiane anche sul web con offerte di lavoro a tempo indeterminato per poi “addestrarle” alla prostituzione all’interno di centri massaggi in diverse città italiane. A Bologna, sempre nel 2019, è stato Indagato per induzione alla prostituzione un commerciante che aveva messo finto annuncio: l’offerta di lavoro per fare pulizia in casa e scale in un piccolo condominio celava una modalità di ingaggio di studentesse universitarie per fare massaggi a luci rosse a persone facoltose. L’inserzione chiedeva la disponibilità per quattro giorni alla settimana, per lavorare in una frazione di Bologna “servita da bus”, con “retribuzione giorni e orari da concordare”. Tutto normale, all’apparenza, se non fosse stato per il fatto che veniva chiesta esplicitamente una “giovane persona” e un “curriculum con foto”, dettaglio non proprio consueto per un’offerta di lavoro per delle pulizie condominiali.

12) La truffa dei night club

Anche annunci per lavori nel night schermano In questo caso la realtà: il lavoro effettivamente c’è ma non è quello pubblicizzato e a volte si scopre di essere state assunte per “il lavoro più antico del mondo”. Chi pubblica le offerte di lavoro truffa nel settore dei Night Club, ha un unico scopo, ovvero riuscire a convincere le ragazze ad accettare un’offerta di lavoro apparentemente irresistibile ma che si rivelerà’ poi una frode. Tutte le agenzie o presunte tali indicano nei propri annunci che l’alloggio del locale è gratuito: in realtà sono moltissimi e in costante crescita, i locali in Italia che fanno pagare alle ragazze un contributo spese settimanale compreso tra le 20 e 35 euro (80/140 euro al mese). Per giusta regola questi dettagli andrebbero chiariti da subito, mentre invece sono tantissime le ragazze che si ritrovano con la brutta sorpresa al loro arrivo. E’ quindi meglio chiedere se è previsto un contributo spese settimanale per l’alloggio oppure se è completamente gratuito. Una ragazza che lavora al Night percepisce uno stipendio fisso compreso tra i 60 e 100 euro al giorno: nell’ 80% dei casi lo “stipendio fisso” iniziale è 60/70 euro; 90/100 euro al giorno vengono date a un 2% delle ragazze. Quando vengono promessi 110/120 euro al giorno è pura fantascienza.  Occorre diffidare di chi offre cifre alte senza averti nemmeno vistai: sono quasi sempre truffe. In Italia i locali pagano poco volentieri ogni mattina per varie ragioni, e spesso dietro ad una promessa del genere si nasconde il pagamento di una cauzione. Molte sono le ragazze che vengono fregate da varie agenzie con questo trucco meschino finalizzato a trattenerle il più possibile in un locale: l’amara scoperta la farai solo al tuo primo giorno di lavoro. Per questo è bene chiedere sempre se il pagamento giornaliero prevede o meno la trattenuta di una cauzione. L’annuncio parla di Milano o Roma e invece ti dicono di andare a lavorare da un’altra parte? In realtà la maggior parte degli impresari collaborano con 4/5 locali nella regione di propria residenza, altro che tutta Italia..! Un’agenzia seria indica sempre le zone di lavoro nell’annuncio o quantomeno specifica all’interno dell’offerta che è richiesto il trasferimento obbligatoriamente.

Sono tantissimi i locali che promettono un regolare contratto di lavoro che invece non la ragazza non vedrà ne firmerà mai. Un’agenzia seria ti mostra sempre il contratto di lavoro prima di far accettare il lavoro, e lo fa firmare appena arrivata al locale al primo giorno di lavoro. Vi sono agenzie che millantano decenni di esperienza nel settore. Sul sito dell’Agenzia delle entrate è possibile inserire la partita iva di qualsiasi agenzia e verificare subito l’affermazione in quanto è possibile trovare la data di nascita dell’attività. E’ comunque utile verificarne le recensioni e le video testimonianze.

L’ultima tendenza nelle truffe di questo settore e non solo è esibire la propria partita IVA come garanzia di serietà. Tuttavia avere una partita iva non certifica la serietà dell’ impresario che gestisce l’agenzia. E’ meglio accertarsi che l’impresario abbia una sua foto profilo su WhatsApp o nei social: si scoprirà che quasi tutti nascondono la loro identità sostituendola con un logo generico. La prima caratteristica di un annuncio truffa è la sua forma anonima. Infatti, chi decide di truffare pubblica sempre la sua proposta lavorativa senza metterci la faccia. Chiedi sempre il nome e cognome dell’impresario e verifica su google che a nome suo non ci siano notizie negative. Accertati sempre che abbia un volto sull’immagine profilo di WhatsApp o nei social: se non trovi le sue foto personali o non vuole mandartele significa che ha qualcosa da nascondere. Fatti dare il sito internet dell’agenzia: un’agenzia deve avere sempre un sito internet, altrimenti che agenzia è? Molti ti inganneranno mostrandoti una semplice pagina facebook confidando nella tua ignoranza.

Come già accennato vi è poi il problema prostituzione. Ci sono nel web centinaia di articoli che narrano di locali che chiudono per prostituzione, droga e quant’altro. E’ meglio informarsi prima sul nome del locale e controllare sempre le recensioni su google e, se possibile, cercare di parlare con più di una ragazza che ci ha già lavorato. Verifica le Recensioni: il 90% delle agenzie che offrono lavoro non hanno nessuna recensione di ragazze nella loro attività di agenzia.. Ma c’è di peggio: qualcuno di loro se le scrive da solo per ingannarti senza offrirti la possibilità di verificarle. Ricorda, una testimonianza è veritiera solo se puoi verificarla contattando chi l’ha rilasciata. Quelle su Facebook per esempio sono le migliori perché ti permettono di scrivere un messaggio privato a chi l’ha scritta e stabilirci un contatto. Oppure le video recensioni sono il top per te ma nessuno te le mostrerà mai. Chiedi di parlare con 2/3 tue ragazze: una sola non basta, potrebbe essere una complice. Se sei straniera chiedi di ragazze, possibilmente dello stesso tuo Paese di origine perché in quanto tue connazionali, sarà più difficile mentirti e più facile per te eventualmente capirlo. Verifica le informazioni sul locale: fatti sempre dire il nome del locale: vai su google e controlla le recensioni del Night sulla scheda attività. Verifica inoltre che non ci siano articoli recenti negativi sulla reputazione del locale.

13) Il lavoro come riciclaggio di denaro

La truffa è legata al riciclaggio di denaro. Il sistema si basa su fantomatiche società nate a partire dal 2005 con l’avvento del fenomeno del phishing. La truffa in questo caso non è necessariamente ai danni del potenziale lavoratore (che in certi casi diviene anch’esso correo più o meno inconsapevole) ma ai danni dello Stato e della comunità. Il truffatore adesca, con la scusa di un lavoro, un candidato qualsiasi. Per email spiega che il lavoro consiste nel “ricevere” sul proprio conto corrente delle somme di denaro da conti esteri e “girarle” ad un altro conto, trattenendone una piccola percentuale come suo compenso. Un semplice lavoro di “contabilità e finanza” insomma. Rispondendo all’email, il passo successivo è l’invio del “contratto” nel quale viene specificata la mansione, solitamente definita come “Responsabile finanziario”. Per ricevere le somme di denaro, l’utente dovrà indicare il proprio conto. Pochi click e il gioco è fatto. In certi casi il denaro arriva effettivamente ma si tratta di soldi frutto di evasione o altre attività illecite e criminali; questo viene taciuto al “lavoratore” anche se con un minimo di logica dovrebbe immaginarlo. I soldi transitano sul serio e la percentuale viene trattenuta davvero, garantendo al “neo-assunto” un guadagno Trasferendo i soldi sul proprio conto si contribuisce al riciclaggio di denaro. La cifra parte inizialmente da un conto corrente in mano ai truffatori, spesso hackerato. Non potendo trasferire il denaro direttamente all’estero si servono di altre fasulle società ignari “responsabili” compresi. Di solito quando il gioco viene scoperto il lavoratore-testa di legno si difende dichiarando che non sapeva che fosse qualcosa di illecito. Il Tribunale di Milano nel 2008 ha applicato una formula che possa fare una differenza tra phisher più o meno consapevoli: “Qualora il financial manager sia a conoscenza dell’attività di truffa del phisher e garantisca allo stesso di collaborare per il ricevimento di bonifici fraudolenti e per il trasferimento delle somme percepite con mezzi diversi da quelli bancari come ad esempio il money tranfer internazionale, risponde sicuramente di concorso nel reato commesso dal secondo. Qualora, invece, al financial manager solo richiesto l’accreditamento su un proprio conto corrente di alcune somme che dovrà poi trasferire con altre modalità all’estero, egli non essendo consapevole del disegno complessivo, non può essere considerato come concorrente nel reato presupposto”. Dal canto suo il Tribunale di Benevento (sentenza 2.07.09, n. 1506), ha inoltre individuato la corresponsabilità del gestore telefonico del correntista, responsabile di “vigilanza” sulle azioni sospette. In altri casi il denaro non arriva, ma al truffato sono stati intanto carpiti i dati personali e quelli del suo conto corrente da usare in altre truffe. Facile non cadere nella trappola, resistere alla tentazione del facile guadagno, non far mai e poi mai transitare denaro di dubbia provenienza sul proprio conto corrente né fornirne gli estremi.

14) Lavoro solo previo corso a pagamento o stage

Il lavoro c’è spesso assomiglia a quello dei tuoi sogni, ma prima devi frequentare un bel corso di formazione a pagamento. Oppure (nel migliore dei casi) devi fare uno stage di sei mesi non retribuito. Attenzione, non c’è nulla di male negli stage e nei corsi a pagamento, ci mancherebbe altro. E’ però una “truffa” in questo caso è la promessa di lavoro certo (che di solito non arriva) legata a tali corsi a stage. Queste offerte di solito si presentano con un titolo che sembra una normale offerta di lavoro (del tipo “segretaria di studio medico”) e poi nel testo qualcosa del tipo “previa frequentazione di corso di formazione del costo di…”. In certi casi emerge solo al colloquio. Le aziende mettono immediatamente in chiaro che potrebbe esserci una assunzione nel futuro, ma non è per nulla garantito né probabile. Starà poi agli stagisti valutare. Nel web, ad esempio stanno circolando falsi annunci di lavoro riguardanti posizioni nel Gruppo Nestlé in Europa. In realtà Nestlé non chiede mai ai candidati di pagare somme di denaro e, nelle procedure di selezione, non viene richiesto di rispondere per email a domande dettagliate sul proprio percorso professionale.

Stessa cosa per i corsi di formazione, vanno pagati e frequentati solo se sono validi e formano per davvero, mai e poi mai perché è stata “promessa” una assunzione.

15) Le finte agenzie

Un’altra truffa organizzata a danno di chi cerca un lavoro, è quella delle finte agenzie di collocamento. In questo caso, presentandosi con il vostro curriculum ci si sente chiedere una somma per l’iscrizione al database in cui il profilo professionale verrà inserito e sarà consultabile da migliaia di azienda in cerca di assunzioni. Ci si sentirà dire che l’abbonamento non garantisce nulla, ma che le probabilità che il curriculum possa finire nelle mani giuste, sono altissime. La variante sofisticata è quella dei portali web per i professionisti. Anche qui vengono chiesti soldi per essere indicati come referente per una professione e per un’area. Anche qui si premette che nulla è garantito ma che le probabilità di contatto sono ottime. Nessuno dei conoscenti che ha aderito a tali proposte ha trovato un solo cliente attraverso questi portali.

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