Animali domestici e Coronavirus
In Italia in una casa su tre vive almeno un animale domestico. Come vivono questi animali il periodo di convivenza forzata con i padroni? Sorprendentemente bene. Letteralmente affamati delle attenzioni dei padroni gli animali domestici (e i cani soprattutto) si beano della insperata costanze presenza del padrone. Ma quali sono le regole da adottare nell’epoca del Coronavirus?
- No alle fake news
E’ il caso di ribadire che non vi è alcuna prova che gli animali domestici possano essere veicolo di diffusione del contagio. Da quanto riportato dal ministero della Salute, al momento non c’è infatti alcuna evidenza scientifica che gli animali da compagnia, quali cani e gatti, abbiano contratto l’infezione o possano diffonderla.
In merito al virus vi sono molte inesattezze. Il famigerato COVID-19 (SARS-CoV-2) fa parte della ben più ampia famiglia dei coronavirus, chiamati così per le punte a corona presenti sulla superficie. I coronavirus umani identificati sono ben sette, tra cui quello che causa il banale raffreddore. Sia i cani che i gatti possono contrarre virus appartenenti a questa famiglia, nei gatti randagi ad esempio è molto frequente un alfa coronavirus che può causare la peritonite infettiva felina (FIP) in una piccola percentuale dei soggetti contagiati. I cani invece possono contrarre un coronavirus enterico (CCov) che causa diarrea emorragica molto contagiosa nei cuccioli.
E’ quindi sbagliato parlare di coronavirus in generale per non creare falsi allarmismi affermando che gli animali non possono contrarre il coronavirus. E’ invece corretto dire che non sono veicolo di diffusione del COVID-19. Ha dunque senso test per coronavirus felino o canino per valutare se i nostri animali sono sani? No, poiché i coronavirus che infettano i nostri animali sono molto diversi dal SARS-CoV-2. Esistono infatti moltissimi coronavirus in grado di infettare l’uomo e gli animali domestici, che non hanno nulla a che fare con l’epidemia di COVID-19. Poiché il test effettuato su cani e gatti è specifico per i coronavirus felini o canini, il risultato del test non darebbe alcuna informazione relativamente all’infezione da SARS-CoV-2.
Il Ministero della Salute, in accordo con quanto espresso da autorevoli Organismi internazionali, raccomanda il rispetto delle più elementari norme igieniche quali lavarsi le mani prima e dopo essere stati a contatto o aver toccato gli animali, il loro cibo o le provviste, evitare di baciarli, farsi leccare o condividere il cibo. E invece inutile improvvisare mascherine artigianali quando il cane viene fatto uscire per la passeggiata nonostante un venditore di mascherine online di Pechino abbia riferito di aver moltiplicato per 10 il suo giro d’affari con un modello proprio dedicato ai cani. A prescindere dai problemi per farla accettare dall’animale, è del tutto inutile perché non isola lo stesso e soprattutto perché priva di qualsiasi utilità dal momento che il cane non è a rischio contagio (oltre che crudele per l’animale che la deve subire). Il rischio di persistenza sul pelo degli animali non è superiore a quello di altre superfici, quindi massimo 72 ore.
In definitiva, considerando gli scenari normativi e l’assenza scientifica di ogni prova riguardante la diffusione del COVID-19 da parte degli animali domestici, resta ancor più immotivato e, dunque, privo di ogni logica l’abbandono.
È fortunatamente una fake news, che ci sia stato un boom di abbandoni. Si è verificato piuttosto uno stallo nelle adozioni, comprensibile in questi giorni di uscite razionate. Tuttavia, è doveroso ricordare che abbandonare un animale che abbiamo scelto come componente della famiglia non è solo un gesto ignobile e deprecabile ma è anche un reato sancito dal codice penale (art. 727 c.p.)
- Le uscite all’aperto
Il DPCM 11.03.20 (richiamato in tutti i provvedimenti successivi) non vieta lo spostamento di uomini e animali all’interno dello stesso Comune di residenza, sempre stando molto attenti alle regole sanitarie minime. Anche alle uscite con l’animale domestico si applicano le regole generale dell’obbligatorietà dell’autocertificazione e del rispetto della distanza di sicurezza di un metro da altre persone. Quanto alla prima, come tutte le dichiarazioni, occorre ricordare che si tratta di una dichiarazione personale, compilata sotto la propria responsabilità, consapevoli che dichiarazioni false al pubblico ufficiale sono sanzionate in base all’art. 495 c.p.. L’animale domestico può dunque essere fatto uscire per le sue esigenze fisiologiche, ma senza assembramenti e mantenendo la già citata distanza di almeno un metro. Non è altresì consentito che l’animale sia accompagnato da più di una persona.
Piuttosto occorre cercare di non stravolgere le abitudini degli animali. Per i cani, stesse passeggiate di sempre e mai e poi mai calarli dal balcone come abbiamo visto in qualche video diventato virale, si rischia una denuncia per maltrattamenti.
Si deve poi ricordare che la passeggiata deve avvenire nelle vicinanze della propria abitazione e per il tempo strettamente necessario. Non ci si può dunque allontanare troppo con il cane dalla propria abitazione; come regola di buon senso si può considerare che si possa uscire solo nel quartiere. Bisogna dunque evitare di lasciarlo correre per ore dove vuole e soprattutto nelle aree verdi dove non sia possibile mantenere la distanza di un metro tra persone, prescritta dalla norma.
Non vi sono evidenze che gli animali possano portare il virus all’interno delle abitazioni per il fatto di aver calpestato il suolo pubblico durante la passeggiata. In ogni caso al ritorno dalla passeggiata è possibile, se si ritiene, pulire sempre le zampe ma con l’avvertenza di usare esclusivamente solventi delicati evitando prodotti aggressivi e quelli a base alcolica che possono indurre fenomeni irritativi. Si tratta di piccoli accorgimenti che ci permettono di ridurre al minimo il rischio di introdurre in casa, al termine di una passeggiata, patogeni che potrebbero diffondersi negli spazi comuni.
Recentemente l’affermazione di un veterinario che in una trasmissione televisiva ha consigliato di compiere l’operazione con la varecchina è stata giustamente sommersa di critiche. Tale pratica, oltre che inutile, può provocare dei gravi danni all’animale e probabilmente costituirebbe anche condotta penalmente rilevante sotto il profilo del maltrattamento. Evitiamo anche di fare il bagno al cane ogni settimana rischiando di lavare via il sebo che lo protegge da eritemi e arrossamenti.
- Aiuto tra vicini
Qualora si sia impossibilitati ad uscire (perché magari in quarantena domiciliare per COVID-19), e si viva da soli quando il cane ha bisogno di uscire si può chiedere aiuto al vicino di casa o a familiari/amici non conviventi. Basta evitare il contatto diretto tra la persona in quarantena e chi si occupa del cane, così come si usa fare con le persone che consegnano la spesa a domicilio. Ovviamente, allo scopo di tutelare la salute di chi ci sta offrendo un aiuto, la persona in quarantena eviterà di abbracciare, baciare e farsi leccare dal cane, in particolare modo nelle ore precedenti l’uscita, e si laverà le mani a fine passeggiata
Per reciprocità quando un vicino di casa che era in quarantena domiciliare ed è stato ricoverato, noni può occuparsi dei suoi animali è possibile farlo senza rischi. Occorre valutare insieme al medico di famiglia la modalità migliore per soccorrere questi animali, evitando il più possibile il contatto con un ambiente potenzialmente contaminato. Quindi, in via preferenziale, meglio accoglierli presso il proprio domicilio. Se il cane o il gatto hanno accesso al giardino, per i primi giorni ci si può occupare di loro lasciandoli nel loro ambiente.
- Animali domestici e animali da passeggio.
Siamo sempre stati abituati a considerare l’esistenza di una summa divisio tra animali domestici e animali non domestici rientrando nella prima categoria precipuamente cani, gatti, uccelli, pesci, tartarughe, criceti…). La Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia, conclusa a Strasburgo il 13 novembre 1987, prevede che “Per animale da compagnia si intende ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto dall’uomo, in particolare presso il suo alloggio domestico, per suo diletto e compagnia“.
Si tratta di definizione piuttosto ampia che lascia spazio, fermo restando la tutela dell’incolumità e salute pubblica, ad ampia casistica di possibilità, andando pertanto oltre la concezione comune di cane e gatto come unici “amici” dell’uomo. Si è assistito dunque di recente alla comparsa della figura della gallina da compagnia o della pecora e del maiale domestici, estensione che ha ricevuto il suggello anche da pronunce giurisdizionali, tanto secondo alcuni sarebbe oggi più corretto parlare di “animali da affezione” piuttosto che di “animali domestici”.
In ogni caso si tratta di distinzioni e categorie irrilevanti per la normativa anticontagio che sembra piuttosto discriminare tra “animali da passeggio” (cioè quegli animali che hanno necessità di uscire) e quegli animali che non hanno tale necessità. La passeggiata è consentita infatti, solo per gli animali che necessitano di tale pratica quotidiana. Si tratta quasi esclusivamente dei cani, ma è consentita anche per i gatti. Ovviamente non ha necessità della passeggiata una tartaruga, nonostante le argomentazioni in senso opposto di una signora fermata e sanzionata dalla polizia municipale in quanto fermata mentre era fuori casa con tale animale. Si credeva che le foto umoristiche di cittadini a passeggio con la boccia del pesce rosso fossero paradossali, ma la realtà riesce a stupire per la sua capacità di eguagliare la fantasia e, a volte, di superarla.
- La spesa per gli animali domestici
Il DPCM 11 marzo 2020, non ha comportato alcun cambiamento per la mobilità necessaria all’assistenza agli animali e per il rifornimento di cibo per loro. Dunque, continuano a essere consentite le dovute uscite di casa per i bisogni fisiologici degli animali.
Sono aperti i negozi che vendono cibo per animali, per i quali resta valida la misura dettata per i supermercati. Secondo l’ENPA “Il fatto che nell’ultimo decreto ci sia scritto che sono autorizzati solo gli esercizi che si occupano di “commercio al dettaglio di piccoli animali domestici” è un fatto puramente tecnico e burocratico in quanto la definizione inserita nel decreto corrisponde alla classificazione commerciale del negozio che comprende anche l’attività di “commercio di alimenti per animali da compagnia”.
- Cure e medicine
Restano aperte anche le farmacie e le parafarmacie dove si possono trovare prodotti per animali. Gli ambulatori veterinari dei liberi professionisti possono essere aperti (la decisione è in capo al singolo titolare) mentre devono continuare a esercitare i servizi veterinari pubblici con le specifiche di cui alla circolare del ministero della Salute del 2 marzo scorso. E’ dunque consentito uscire anche (sempre con l’autocertificazione) per i controlli veterinari. La previsione è contenuta nel punto 11 del vademecum diffuso dal Governo.
E’ quindi possibile portare l’animale di casa dal veterinario ed andare a riprenderlo, ma solo per esigenze urgenti. Se tuttavia lo stesso dovrà restare presso l’ambulatorio veterinario, non sarà possibile andare “a fargli visita”. I controlli di routine devono essere rinviati.
È sempre bene avvisare telefonicamente il veterinario prima di prendere qualsiasi decisione. Le visite veterinarie necessarie e non procrastinabili possono avvenire solo su prenotazione degli appuntamenti e comunque garantendo la turnazione dei clienti con un rapporto uno a uno, così da evitare il contatto ravvicinato e la presenza di clienti in attesa nei locali. Il professionista e il personale addetto dovrà indossare idonei dispositivi di protezione individuale, dunque guanti e mascherina.A seconda dei casi, potrà essere un familiare a condurre l’animale presso la struttura veterinaria, oppure il veterinario potrà offrire assistenza venendo a prendere l’animale, se possibile, presso l’abitazione, sempre evitando il contatto con la persona in quarantena e senza entrare nell’abitazione.
Per evitare il contagio e continuare a svolgere la propria mansione in sicurezza sono i veterinari dovrebbero limitare l’attività professionale alle situazioni di emergenza e improcrastinabilità rinviando vaccinazioni, visite di routine , diagnostica e chirurgia non urgenti; indossare dispositivi di protezione (per proteggersi principalmente da possibili proprietari asintomatici); mantenere la distanza di sicurezza dai proprietari; organizzare le visite urgenti in ambulatorio evitando la presenza di più persone in sala d’aspetto; provvedere a una accurata disinfezione l’ambulatorio con opportune soluzioni su base alcoolica efficaci verso il coronavirus.
Allo stesso modo, analogamente a ciò che è previsto per gli umani, è consentito uscire per acquistare medicinali per gli animali di casa.
- Animali e altri membri della famiglia
La presenza di un animale in casa può considerarsi una grande opportunità per tutta la famiglia, sia da un punto di vista educativo che sociale. Grandi e piccini possono trarne benefici, soprattutto in questo momento di disagio e difficoltà. L’interazione con gli animali è fonte di arricchimento interiore, di stimoli sensoriali ed emozionali; in particolare il rapporto con il cane è fondato sulla fiducia e sul rispetto reciproco e contribuisce a migliorare la qualità della vita che purtroppo in questi giorni ha subito un cambiamento repentino. Il contatto con un animale accresce la disponibilità relazionale e comunicativa, contribuendo, attraverso la cura e le attenzioni verso l’animale, a sviluppare un impatto positivo sull’umore, riducendo la solitudine, stati d’ansia e depressione. In assenza di sintomi riferibili a COVID-19 e se non si è in isolamento domiciliare, passare del tempo con il proprio animale domestico e accompagnare il proprio cane nell’uscita quotidiana (nel rispetto della normativa) contribuisce a mantenere in salute noi stessi e i nostri amici animali.
Pur non essendo questi veicolo di contagio, nelle abitazioni in cui ci sono soggetti affetti o sottoposti a cure mediche per Covid-19 si devono evitare, per quanto possibile, i contatti ravvicinati con i propri animali così come si fa per gli altri conviventi e fare in modo che se ne occupi un altro familiare.
Infatti la sorveglianza veterinaria e gli studi sperimentali suggeriscono che gli animali domestici siano, occasionalmente, suscettibili a SARS-CoV-2, è importante proteggere gli animali di pazienti affetti da COVID-19, limitando la loro esposizione. L’elevata circolazione del virus tra gli esseri umani sembra infatti non risparmiare, in alcune occasioni eccezionali, gli animali che condividono con l’uomo ambiente domestico, quotidianità e affetto. Al 2 aprile 2020, a fronte di 800 mila casi confermati nel mondo di COVID-19 nell’uomo, sono solamente 4 i casi documentati di positività da SARS-CoV-2 negli animali da compagnia: due cani e un gatto ad Hong Kong e un gatto in Belgio. In tutti i casi, all’origine dell’infezione negli animali vi sarebbe la malattia dei loro proprietari, tutti affetti da COVID-19. E’ dunque l’uomo che può infettare gli animali e non viceversa. A questi casi di infezione avvenuta naturalmente, si stanno infatti aggiungendo i risultati degli studi sperimentali effettuati in laboratorio su alcune specie domestiche. Questi confermerebbero la suscettibilità del gatto, del furetto e, in misura minore, del cane all’infezione da SARS-CoV-2. Se si è infetti da SARS-CoV-2 è bene avvisare telefonicamente il medico veterinario curante del proprio animale, riferendogli l’esposizione all’infezione. L’Istituto Superiore di Sanità scrive che “gli animali domestici sono suscettibili a SARS-COV2 ed è importante proteggerli dai pazienti affetti da COVID-19, limitando la loro esposizione”.
La possibilità che gli animali domestici possano contrarre l’infezione pone domande in merito alla gestione sanitaria degli animali di proprietà di pazienti affetti da COVID-19. La raccomandazione generale è quella di adottare comportamenti utili a ridurre quanto più possibile l’esposizione degli animali al contagio, evitando, ad esempio, i contatti ravvicinati con il paziente, così come si richiede agli altri membri del nucleo familiare. Gli organismi internazionali che si sono occupati dell’argomento raccomandano di evitare effusioni e di mantenere le misure igieniche di base che andrebbero sempre tenute come il lavaggio delle mani prima e dopo essere stati a contatto con gli animali, con la lettiera o la scodella del cibo.
- Animali e condominio
Le restrizioni del Dpcm 11.03.20 costringono altresì a rinnovare l’attenzione alle regole in condominio per la tutela degli animali domestici
Chiunque abbia un animale domestico, soprattutto un cane, conosce perfettamente le difficoltà nel gestire la sua presenza in appartamento, specialmente in alcuni contesti condominiali. Premesso, quindi, che non è più consentito vietare la presenza degli animali nel condominio, la coabitazione dev’essere improntata al pieno rispetto di tutti gli altri condomini. Da questo punto di vista le regole di convivenza nei condomini non si modificano per effetto del virus. Tuttavia, soprattutto in questo periodo di emergenza da Covid-19, il rispetto degli spazi comuni e privati all’interno di un contesto condominiale è alla base del buon senso.
Non è quindi opportuno, ad esempio, lasciare il cane sul terrazzo sapendo che ha l’abitudine di abbaiare alle auto che transitano davanti a casa.
- I gattari
Secondo il vademecum dell’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA), i “gattari” autorizzati devono continuare a occuparsi della propria colonia felina in quanto la circostanza configura un’ipotesi di “stato di necessità” che consente di abbandonare la propria abitazione. In particolare, secondo l’ENPA, i gatti sono tutelati dalla legge, di conseguenza se non vengono accuditi e alimentati sarebbero esposti a maltrattamento e a abbandono con conseguente possibilità di denuncia a carico delle persone che ne hanno la responsabilità. Inoltre il divieto posto al “gattaro” di prendersi cura della propria colonia felina potrebbe generare una potenziale dispersione della stessa in quanto, in assenza di cibi, i gatti potrebbero disperdersi e creare un problema di carattere sanitario.
In ogni caso, anche per i “gattari” è necessario spostarsi muniti sempre di autocertificazione. Su questo aspetto, la Lega anti vivisezione consiglia di inserire nell’autocertificazione la dicitura “A questo riguardo, dichiara che lo spostamento è giustificato per motivi di necessità ai sensi dell’articolo 1 comma 1 lettera a) del decreto del Presidente del consiglio dei ministri dell’8 marzo 2020 per accudire animali che si trovano a _______ in Via______ di cui sono responsabile ai sensi di legge e per non incorrere in maltrattamento e uccisione di animale con condotte omissive ai sensi e per gli effetti degli articoli 544 bis e 544 ter del Codice penale e, per cani e/o gatti, anche ai sensi della legge 281/1991”.
- Commercio di animali domestici
Al momento non ci sono problemi per il commercio e la circolazione di animali da compagnia, in quanto non esistono prove a sostegno delle restrizioni alla circolazione o al commercio di animali da compagnia.
Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, l’OMS non suggerisce altresì specifiche precauzioni nelle movimentazioni animali o ai prodotti di origine animale.

