HACKtheDOC 2020: chi sono i vincitori
Lex designers, Easylex, Team Fair Legal sono i tre team che hanno vinto domenica scorsa il primo hackathon online nazionale (ed europeo) di legal design, HACKTHEDOC, promosso da Legal Hackers Roma e patrocinato dall’Autorità garante per la protezione dei dati personali.
Un evento “virtuale” con 198 iscritti, 50 team al lavoro, 3670 messaggi su slack, 8 giudici, 4 sotto-giurie, e un comitato organizzatore (il “team HACKtheDOC) di 6 persone (Daniela Cavallaro, Emidio Paone, Daria Alessi, Gennaro Maria Amoruso, Claudia Morelli e Massimiliano Nicotra) che ha svolto i ruoli legal-IT-organizzatore di eventi – comunicazione- social media management e PR- community management.
Tre le challenge: “hackerare” utilizzando la metodologia di legal design una informativa privacy di una delle Big tech per ridurne almeno del 50% il testo (challenge promossa da Garante Privacy), un contratto di locazione, un atto di citazione.
Sommario
- Le squadre vincitrici
- L’hackathon e il Garante per la protezione di dati personali
- L’esperienza e i bisogni legali di nuovi linguaggi giuridici, rigorosi ma inclusivi
Le squadre vincitrici
Lex designers ha vinto la sfida di ridurre tra il 50 e l’80% l’informativa privacy di Tik Tok, che la piattaforma ha adottato in adempimento all’articolo 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 (GDPR). Ma questo è il meno.
Il team ha puntato su un concept a più layer, per parlare agli utenti più numerosi del social cinese, i minori di età, utilizzando il loro stesso linguaggio, i video appunto; dopo il primo livello (video dedicato ai più giovani) si scendono altri due layers di approfondimento, sempre rispettando il rigore giuridico richiesto dal GDPR. Tutto da un apposito profilo Tik Tok denominato “Privacy policy” che, confondendosi nel feed, sicuramente riuscirebbe ad essere più efficace delle oltre quarantamila parole dell’informativa. Il team ha applicato la metodologia del design thinking, partendo da un’analisi empirica dei bisogni degli stakeholder di riferimento.
Seconde classificate sono state le professioniste del team EasyLife, proponendo un contratto di locazione da redigersi via App. Centrale nel lavoro è stata l’analisi della complessità linguistica del modello che era stato reso disponibile ai fini della challenge, analisi svolta tramite un apposito tool predisposto dal CNR, che ha permesso di ridurre del 91% la difficoltà di comprensione del testo contrattuale “tradizionale”. Il progetto prevede inoltre l’utilizzo di QRCode per gli approfondimenti relativi alle singole clausole contrattuali e l’evidenziazione delle clausole vessatorie.
L’intenzione di recuperare la cooperazione tra le parti è stata rafforzata da una grande attenzione all’accessibilità con sistemi audio per ipovedenti; così come quella di recuperare efficienza, visto che nell’ottica della semplificazione amministrativa, l’App permette di registrare direttamente il contratto all’Agenzia delle Entrate.
Terzo classificato il Team Fair Legal, con un progetto di informativa privacy per Instagram, “DanteGram” che utilizza stories, swipe e post per fornire le informazioni previste dal GDPR in uno storytelling che ripercorre la Divina Commedia dantesca. Grafica ricercata ed un viaggio nell’informativa tra Inferno, Purgatorio e Paradiso, per coniugare rigore giuridico ed efficacia di messaggio, sono state le caratteristiche vincenti.
L’hackathon e il Garante per la protezione di dati personali
I team hanno presentato 33 pitch relativi alla challenge “infoprivacy”, 11 pitch per quella relativa al contratto (di locazione) e 3 pitch sull’atto giudiziario (una citazione per vacanza rovinata). Situazioni che riguardano tutti noi, continuamente.
I partecipanti non solo hanno “hackerato” i documenti giuridici, semplificandone il linguaggio, ridisegnandone la logica (più razionale e stringata) e l’aspetto (grafica), ma hanno conferito a tali documenti una nuova dignità di trasparenza ed usabilità.
In fatto di diritti, non è poco.
Per Guido Scorza, che insieme a Massimo Temporelli, Monica Palmirani, Paola Vitaletti, Lara Ciccarelli, Eleonora Bruno, Giorgio Trono e Claudia Morelli, ha costituito la giuria, vi erano diverse buone ragioni perché il Garante per la protezione dei dati personali decidesse di sostenere simbolicamente questa iniziativa nata in seno alla community dei Legal Hackers Roma (no profit e aperta): “innovare i documenti, ibridare la cultura giuridica con quella dei designer, fondere linguaggio ed immagini è un obiettivo per chiunque abbia come missione di avvicinare un diritto ai cittadini, in questo caso il diritto alla privacy”. Inoltre, sempre secondo il componente del Collegio dell’Autorità, un hackathon costituisce una sfida costruttiva: all’interno ci si presta ad un gioco creativo che mescola culture e sapienze e crea il più delle volte vera innovazione.
L’esperienza e i bisogni legali di nuovi linguaggi giuridici, rigorosi ma inclusivi
Una grande partecipazione di persone di varie estrazioni professionali che hanno voluto mettersi in gioco per 3 giorni, migliaia di messaggi, un pomeriggio e una mattina di pitch, tanta competenza ed entusiasmo sono il segno che l’hackathon ha centrato un bisogno.
La sorpresa sta nel chi ha espresso questo bisogno: gli stessi giuristi, di tutte le età, che in team multidisciplinari hanno lavorato due giorni per ridurre del 50% i testi delle quasi “illeggibili” informative privacy dei Big Tech come Amazon, Facebook, Just eat, razionalizzando e utilizzando nuovi linguaggi ed anche scovando “trappole” (dark pattern) e scivoloni giuridici(!), rendendo più fruibile un modello standard di contratto di locazione abitativa (del tipo utilizzato dalle associazioni territoriali) e cercando di applicare la metodologia del legal design ad un atto di citazione.
Tutti i lavori curati ed efficaci, belli in quel senso della bellezza che il design associa alla funzionalità, in questo caso la tutela dei diritti. Perché, come ha sottolineato la stessa Monica Palmirani, professoressa all’Università di Bologna e impegnata nel centro di ricerca dell’Università di Bologna CIRSFID, il legal design è prima legal, poi design: “Il cuore è il messaggio giuridico, non altro. Il metodo però è human centered”.
Legal design non è marketing, non è una icona messa lì per abbellire. Non è tema di soli comunicatori o delle direzioni marketing (anche se a queste piace tantissimo!). Lo ha specificato la contract designer Stefania Passera, pioniera in Italia del Legal design, che intervenendo durante l’hackathon ha fornito indicazioni utili: “l’icona senza il testo non serve a molto. Né serve la sovrabbondanza di icone o di segni grafici”. Il meno, ma chiaro, è più efficace.
Il legal design è una nuova forma che prende il linguaggio giuridico, sotto la spinta della digital transformation e anche di quella che si chiama “readability” dei contenuti digitalizzati. E’ un mattoncino nel percorso del coding nel diritto o del diritto nel coding.
È proprio questo è stato il messaggio degli avvocati, giuristi, sviluppatori e visual designer impegnati nell’hackathon: si può fare; si può essere giuristi protagonisti della trasformazione digitale e “al servizio” del corretto rinnovato sinallagma tra le parti di una relazione commerciale o di un contenzioso più fair. Si può badare al diritto nella sostanza rinnovandone le forme (e sappiamo quanto ce ne sia bisogno) per renderlo più efficiente; si può rendere la compliance una opportunità anche per le aziende, per rafforzare una relazione di fiducia con i propri utenti.
Noi, i Legal Hackers romani di HackTheDoc, siamo certi che non ci perda nessuno, soprattutto in un periodo come quello attuale in cui la velocità della comunicazione invoglia sempre meno a leggere lunghi testi di previsioni in “legalese” (spesso appositamente pensati per dissuadere il lettore) i quali però disciplinano rapporti e condizioni che, spesso, hanno un grande impatto sulle modalità con cui utilizziamo le tecnologie. Perché è indubbio oramai che l’effettività dei diritti, soprattutto nel mondo on-line, passa sempre di più da una piena trasparenza a tutela degli utilizzatori.
Da non trascurare l’aspetto emozionale e di interesse che ha suscitato l’evento: sono stati tre giorni di grande coinvolgimento. Sono mesi difficili ed impegnativi per l’Italia e questa “piccola” iniziativa ha la pretesa di lanciare un segnale, di rendere un messaggio al decisore politico ed alla comunità produttiva, rappresentando come il nostro paese disponga di tanta creatività, ingegno e competenza e soprattutto come queste energie, opportunamente incanalate, possono renderci senz’altro al passo di altri paesi, considerati più tecnologicamente avanzati.

