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Ricerca legale online: quali sono le abitudini degli avvocati?

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Quando si discute di cambiamenti di vasta portata, il 2020 appare unico, per essersi verificati dei progressi tecnologici che hanno impattato sul modo di lavorare degli avvocati e di operare degli studi legali. 

Il tasso di cambiamento non è facile da misurare, ma un modo per tenerne traccia è attraverso i sondaggi che, in Italia, relativamente al mondo forense, sono rari, per non dire ignoti. Al contrario, si registra una tendenza quasi bulimica negli Stati Uniti, dove la professione viene scansionata, almeno una volta all’anno, attraverso accuratissime analisi, condotte da svariate associazioni forensi. Tra quelle più avvalorate emerge “Profile of the Legal Profession”, istantanea sui lawyer condotta dalla ABA, American Bar Association, con la dichiarata mission di fornire dati autorevoli per avvocati, accademici e giornalisti.

Le statistiche provengono da fonti interne all'ABA, dal governo federale e dai gruppi senza scopo di lucro. Ricchissima di indagini e accuratamente rappresentativa delle modalità, come pure degli strumenti, tramite i quali la professione legale si evolve nel tempo, l’edizione 2020 spicca per le statistiche sull'uso della tecnologia da parte degli avvocati e, segnatamente, sulla ricerca legale on line. 

In assenza di qualsiasi dato riferibile al contesto italiano, è utile dare un'occhiata a come i lawyer si approcciano nell’attività protesa alla ricerca di notizie, informazioni e, più in generale, materiale giuridico che, con le misure di sicurezza imposte per accedere alle biblioteche, si dispiega quasi esclusivamente online. Oltreoceano i lawyer, e senza dubbio anche i colleghi nel Bel Paese, dedicano molto tempo a questa essenziale funzione. 

Secondo il Rapporto della ABA, negli USA l'avvocato medio dedica il 17% del proprio tempo a condurre ricerche legali. Il 65% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare regolarmente risorse online gratuite, mentre il 57% utilizza costantemente strumenti online a pagamento, come banche dati e tool accessibili su abbonamento o, comunque, dietro pagamento anche di singoli contenuti. 

Uno dei dati più significativi è che il 38% ha riferito di principiare la propria ricerca con un primo approccio online, utilizzando un motore di ricerca gratuito come Google, mentre solo il 30% tende ad avviare la ricerca adoperando una risorsa online a pagamento. Un ulteriore 10% dà esordio all’attività di ricerca di materiale giuridico, come sentenze, formulari e dottrina, tramite servizi e banche dati gratuite, messe a disposizione dall’associazione forense dove è tesserato.

Nonostante la popolarità delle fonti online, il 44% degli intervistati ha riferito di utilizzare regolarmente materiale cartaceo, mentre solo il 5% ha messo al bando la carta. Quando si tratta di ottenere notizie legali online, il servizio a pagamento risultato più cliccato è Law360 (33%), seguito dal Wall Street Journal (23%), ALM (7%) e Bloomberg News (6%). Il servizio di ricerca legale online a pagamento, risultato più popolare nel 2020, è stato Westlaw, utilizzato dal 49% degli avvocati intervistati. Il secondo è stato Lexis Advance (28%). 

Nella top ten dei portali web che offrono risorse gratuite ai lawyer per le ricerche legali, in pole position FindLaw col 20%, seguito da Fastcase e Cornell's Legal Information Institute (18%), siti web governativi (15%) e Google Scholar (13%).

In Italia non si conducono analisi sulle abitudini dei giuristi e, nella specie, sull’approccio alle operazioni preordinate al reperimento di dati e notizie utili per risolvere, o comunque gestire, i casi affidati. I colleghi americani, ancora una volta, hanno fornito il loro prezioso contributo, dando risposta ai nostri curiosi interrogativi.

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