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Il sorriso misterioso del Giocondo

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Nelle foto ufficiali sorride. Sorride sempre il Ministro di Giustizia Alfonso Bonafede. A dire la verità sono in molti a chiedersi alla romanesca “ma che te ridi?” vista come sta ridotta la Giustizia italiana. Ma il Ministro Bonafede sorride. Anche se sono lontani i tempi degli annunci squillanti di imminenti riforme, quando un giorno si e l’altro pure era in televisione, ospite del telegiornale o dei talk show, ad annunciare quanto sarebbe stata rivoluzionata la Giustizia italiana. L’allora ciarliero Ministro di Giustizia si è fatto ora muto. Da mesi tace. Soprattutto tace dopo che la Corte di Giustizia Europea con la sentenza del 16 luglio scorso ha letteralmente fatto a pezzi le argomentazioni del Ministero circa lo status dei Magistrati Onorari.

Però sorride.

Ma tace. Dal Ministero di Via Arenula promana un silenzio che rimbomba tuttavia fragoroso nelle aule di quei Tribunali che a fatica a settembre stanno cercando di far ripartire la Giustizia italiana. Eppure per la portata di quanto deciso in Europa ci si sarebbe aspettati una presa di posizione del Ministro. Nel bene o nel male, con l’Europa o contro l’Europa. Ma invece Bonafede tace, e come lui tace la Riforma sempre annunciata come imminente e mai giunta agli onori (onori??) della cronaca, tanto che verrebbe da gridare davanti al Ministero “A Mini’ se ce stai batti un colpo”.

Anche perché preoccupa la ragione di questo silenzio. Quando qualcuno tace mentre tutti si aspettano che dica qualcosa, ciò può significare due cose entrambe piuttosto preoccupanti:

  1. che non sa cosa dire,
  2. che saprebbe bene cosa dire (CGUE 16.07.20 indica la strada) ma le parole gli si strozzano nella gola e non riesce a dirle. O non può dirle.

E intanto i Magistrati Onorari, gli ascari del sistema giudiziario italiano, riprendono posizione nelle aule e si rimboccano le maniche per servire questo Stato che li tratta da figli di un Dio minore. Perché ci si preoccupa (e giustamente) del diritto alla previdenza dei riders (l fattorini addetti alla consegna a domicilio di cibo in bicicletta o motorino) ma di quella di chi per poche centinaia di euro scrive le sentenze no. Si stabilizzano decine di migliaia di precari nella scuola, ma 5.000 Magistrati Onorari devono restare lavoratori avventizi.

Un trucco dialettico spiegato ai piazzisti (fare il porta a porta è uno dei lavori più difficili al mondo) insegnava loro come superare la situazione di disagio di chi deve tentare la vendita rovesciando i ruoli con il cliente cui fare le domande “giuste”:

  1. per quali motivi ritieni che non compreresti questo?
  2. se ti risolvo io quei motivi cosa ti impedisce di comprarlo?

In effetti se le riserve che l’acquirente stesso aveva indicato venivano fugate, quale motivo logico vi era di sottrarsi all’acquisto? Aiutiamo il Ministro Bonafede ad uscire dal silenzio facendo il gioco con la domanda “cosa Le impedisce di dare ai Magistrati Onorari condizioni lavorative che tutelino autonomia e indipendenza e restituiscano loro la dignità di lavoratori della giustizia (lo dice la Corte di Giustizia Europea con la sentenza del 16 luglio scorso)?” E se, Signor Ministro, Le dimostro che quelli che afferma essere ostacoli in realtà non esistono, si deciderà a dare esecuzione a quello che anche l’Europa sta chiedendo?

  1. PRIMA REMORA: MANCANO LE RISORSE ECONOMICHE

FALSO. La riforma costa globalmente poco più di 100 milioni di euro annui, somma ampiamente inferiore, come un anno fa ha rivelato la trasmissione Report a quanto stanziato annualmente e non speso dal Parlamento italiano (ma il Presidente della Camera Fico non lo sapeva). Basterebbe dunque utilizzare una parte soltanto di quanto annualmente non speso dal Parlamento per finanziare stabilmente l’intera riforma.

Ma, a ben vedere, la riforma si pagherebbe da sola. Al primo trimestre del 2020, i procedimenti civili pendenti ammontavano a 3.287.116 (dati dal sito del Ministero di Grazia e Giustizia). L’imposta minima di registro su una sentenza è di 200,00 euro (ma per alcuni procedimenti possono essere importi molto superiori). Ne consegue che giacenti negli armadi dei Tribunali italiani giacciono “infruttiferi” non meno di 660 milioni di euro che lo Stato potrebbe incassare se utilizzasse in pianta stabile (in tutti i sensi) i Magistrati Onorari. Infatti la quantità di procedimenti pendenti dopo essere cresciuta senza interruzione fino al 2009 (5.700.105 sei riforme da completare entro il 2021fascicoli, dati del sito del Ministero), ha iniziato a scendere in coincidenza con il massiccio inserimento dei Magistrati Onorari nelle sedi giudiziarie. Se poi si considera la progressività dell’importo della registrazione (che in molti casi sale col valore del procedimento) i soldi non introitati dallo Stato salgono facilmente ad oltre un miliardo di euro. La stabilizzazione dei magistrati Onorari ne consentirebbe un impiego ancora più serrato e la riforma si pagherebbe da sola. E più di una volta.

Ma tutto ciò è una bazzecola rispetto a quanto ha rilevato la CGIA di Mestre in uno studio pubblicato lo scorso 14 settembre 2019: gli sprechi dello Stato a causa delle sue inefficienze costano agli italiani il doppio dell’evasione fiscale: 200 miliardi di euro all’anno contro 110 miliardi che è a quanto ammonta l’evasione globale stimata. Stiamo parlando di ben 200 miliardi di euro, somma sulla quale tuttavia non si fa tanto rumore come per l’evasione fiscale, piaga dell’Italia che dunque non è certo né la sola né la più grave.

E in questo l’inefficienza della Giustizia fa la sua bella (bella???) figura. Lo studio della CGIA di Mestre passa in rassegna diverse analisi effettuate sulla serie di infinite inefficienze della Pubblica Amministrazione italiana: se la giustizia civile italiana avesse gli stessi tempi di quella tedesca, il guadagno in termini di Pil sarebbe di 40 miliardi di euro all’anno (Fonte: CER-Eures). L’inefficienza della giustizia costa al paese 40 miliardi all’anno, altro che i 100 milioni della riforma della Magistratura Onoraria.

Ma sulla questione dell’Europa torneremo mercoledì.

  1. SECONDA REMORA: NON È POSSIBILE STABILIZZARE I MAGISTRATI ONORARI.

FALSO. Facciamo una premessa: oggetto dell’odierna Riforma non è la stabilizzazione, ma il riconoscimento di condizioni lavorative che tutelino autonomia e indipendenza e restituiscano loro la dignità di lavoratori della giustizia. Chi parla di “stabilizzazione” sono coloro che si oppongono a tali riconoscimenti sbandierando una questione che non è sul tavolo di discussione.

Ma è impossibile riconoscere ai Magistrati Onorari i diritti che spettano loro come lavoratori? Assolutamente no ed in passato è già stato fatto.

Nel 1974 venne promulgata la legge n. 217/1974 avente ad oggetto la regolarizzazione della posizione lavorativa dei vice-pretori onorari. Questa legge non costituisce una vera e propria stabilizzazione in quanto non configura un ingresso nei ruoli della magistratura ordinaria, ma era volta a regolamentare la permanenza nelle funzioni dei vice-pretori onorari con il riconoscimento di adeguate tutele previdenziali e stipendiali. Si tratta di una legge storicamente promulgata (che quindi costituisce un precedente) e costituzionalmente vagliata, in quanto passò il vaglio di costituzionalità per ben due volte nel 1977 e nel 1984.

Inoltre si tratta di soluzione riconosciuta come un’ipotesi praticabile dal Consiglio di Stato che ha reso il parere chiesto nel 2017 dall’allora Ministro Orlando.

  1. TERZA REMORA: LA STABILIZZAZIONE È IMPOSSIBILE PERCHÉ INCOSTITUZIONALE.

FALSO. Subito dopo la diffusione della sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha fatto a pezzi le argomentazioni del Ministero della Giustizia Italiano, le Senatrici Elvira Evangelista e Grazia D’Angelo (M5S) nella nota stampa del 17 luglio hanno ribadito il mantra ossessivamente  ripetuto da tutti coloro che si sono opposti alle richieste dei Magistrati Onorari, dichiarando che “la stabilizzazione dei magistrati onorari, con equiparazione in tutto ai togati, è semplicemente incostituzionale”. Premesso che con la Riforma non si sta parlando di stabilizzazione ma di condizioni lavorative e previdenziali dignitose, sostenere che la stabilizzazione sarebbe incostituzionale è una dichiarazione falsa.

Il riferimento è all’art. 106 della Costituzione che recita “Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso. La legge sull’ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli”. I magistrati onorari per essere immessi nel servizio hanno superato un concorso pubblico per titoli. Basta cercare in internet per vedere che lo stesso Ministero di Grazia e Giustizia nell’ultimo bando parla di “concorso pubblico” per il triennio 2020-2022, così come il CSM. Quindi non vi è alcun ostacolo costituzionale ad un’eventuale stabilizzazione dei magistrati onorari. Ma oggi, come detto, non è di questo che si sta vertendo, bensì di condizioni lavorative decenti e di previdenza.

Di contro non è nemmeno vero che i magistrati ordinari sono sempre entrati in servizio a seguito di concorso pubblico: esiste il precedente dei cosiddetti “Togliattini” (dal nome dell’allora Guardiasigilli Togliatti) che furono immessi direttamente nei ranghi della Magistratura Ordinaria non solo senza avere fatto un concorso per esami ma senza aver fatto nemmeno un concorso per titoli, sul solo presupposto cioè di aver prestato attività nei tribunali partigiani. L’esponente più famoso è stato Oscar Luigi Scalfaro che, oltre ad essere magistrato fu Presidente del CSM (senza mai aver fatto un esame, altro che un concorso). Senza disturbare situazioni eccezionali, da sempre i giudici “laici” della Corte Costituzionale (che è indubitabilmente organo giurisdizionale e dunque composta da soggetti che hanno lo status di giudice) che costituiscono ben i 2/3 della Corte acquisiscono tale status senza affrontare alcun concorso, ma per semplice nomina.

  1. QUARTA REMORA: LA STABILIZZAZIONE È INUTILE PERCHÉ STA PER ENTRARE IN VIGORE LA RIFORMA ORLANDO.

FALSO. La “Riforma Orlando” è riuscita a mettere d’accordo praticamente tutti gli operatori del mondo della Giustizia. Se applicata, porterà infatti al collasso definitivo la Giustizia Italiana. E’ infatti evidente a tutti che il limite dei tre giorni (originariamente erano addirittura due) all’impiego dei Magistrati Onorari inchioderà di fatto la Giustizia. Lo ha fatto presente l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) che aveva chiesto che fosse previsto almeno un quarto giorno. Lo hanno denunciato in una lettera comune oltre 100 titolari di Procure. Criticata non solo dalle associazioni della Magistratura Onoraria, ma anche da quella della Magistratura Togata e dell’Avvocatura italiana, messa in discussione dal Consiglio di Stato, bocciata da Bruxelles anche prima della sentenza del 16 luglio scorso, la “Riforma Orlando” rischia di rappresentare veramente l’8 settembre della Giustizia italiana. Se poi si considera che gli effetti andranno a sommarsi a quelli del Corona virus la previsione di un disastro annunciato è facile anche per un non addetto ai lavori. Per questo motivo, nonostante ne sia prevista l’entrata in vigore nel 2021 credo sia facile prevedere che si provvederà a rinviarne l’entrata in vigore.

A questo punto, Sig. Ministro, Onorevole Alfonso Bonafede il gioco è concluso. Delle remore che poteva avere non se ne è salvata una. Resta la domanda finale di rito: “Sig. Ministro, cosa Le impedisce di dare ai Magistrati Onorari condizioni lavorative che tutelino autonomia e indipendenza e restituiscano loro la dignità di lavoratori della giustizia?” Vuole che il suo nome sia abbinato di una riforma coraggiosa, che giustifichi il fatto di avere nell’oggetto la parola “giustizia”, e che abbia la decenza di porre fine ad una vergogna italiana sotto gli occhi dell’Europa intera? O preferisce essere considerato il Badoglio di una Giustizia Italiana allo sbando?

Perché se non vi è più alcuna motivazione reale che impedisce che si dia attuazione a quello che anche l’Europa chiede siamo al di fuori di una posizione frutto di logica e di ragionamento. Siamo nell’area delle petizioni di principio, delle posizioni ideologiche, del “voglio così perché voglio così”.

Eppure Sig. Ministro lei continua a tacere. Sorride (beato Lei), ma tace. E la sincera impressione è che non sappia cosa dire. Quasi che non fosse Lei a dover dire qualcosa.

Ma allora chi è che deve parlare? Le forze politiche che sostengono la sua poltrona di Ministro?

QUANDO A PARLARE SONO I PARTITI

Per il Movimento 5 Stelle hanno parlato le già ricordate Senatrici Elvira Evangelista e Grazia D’Angelo (M5S). A parte l’errore nel loro comunicato sull’incostituzionalità della stabilizzazione e il fatto che la Riforma si occupa di altro (la stabilizzazione non c’entra nulla mentre sono in ballo diritti di lavoro e previdenziali di lavoratori della Giustizia), le due senatrici il 17 luglio scorso annunciavano “I lavori si concluderanno a giorni” ma il 23 luglio il Centrodestra era costretto ad abbandonare i lavori del comitato ristretto ed oggi, dopo due mesi (e nonostante l’ultima inutile riunione del 9 settembre scorso), del testo che sarebbe dovuto uscire dalla Commissione di Giustizia del senato non vi è traccia.

Il successivo inciso della nota “Per il resto la proposta della maggioranza, che parte da un testo del ministro Bonafede, accoglie molte ed importanti istanze avanzate dalla magistratura onoraria, anche secondo l’indirizzo stabilito dalla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea” sfida le leggi della logica e sembra provenire da un universo parallelo a quello reale.

Non solo le bozze che sono circolate hanno disatteso le richieste della Magistratura Onoraria che da sempre le ha contestate e, non a caso, ha indetto l’astensione dal 12 al 16 ottobre prossimi. Esse sono pressoché identiche ai testi usciti ben prima che la Corte di Giustizia Europea si pronunciasse in senso contrario al Ministero. Come dunque la proposta può essere stata redatta “secondo l’indirizzo stabilito dalla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea” è un mistero della fede che solo le suddette Senatrici Elvira Evangelista e Grazia D’Angelo potrebbero spiegare.

In assenza di testi ufficiali l’azione del PD è affidata all’iniziativa della Senatrice Valeria Valenti (membro della Commissione Giustizia del Senato) la quale il 2 settembre ha ricevuto i rappresentanti della Consulta della Magistratura Onoraria ai quali ha fatto una proposta curiosa rivelata dal Presidente Feder.M.O.T Raimondo Orrù. In pratica, a fronte di un aumento lordo di poche centinaia di euro, chi avrebbe accettato di entrare nell’Ufficio del processo avrebbe dovuto lavorare per tre giorni alla settimana per almeno 8 ore al giorno. Gli aspetti curiosi iniziano col fatto che la Senatrice Valenti ha chiesto espressamente che la proposta venisse tenuta segreta. Proseguono poi col fatto che gli organismi della Magistratura Onoraria avrebbero dovuto applaudire pubblicamente a tale proposta ed impegnarsi a non indire agitazioni.

Analizziamo nel merito la proposta perché già a prima vista appare un “pacco” grandioso: lavorando 3 ore in più al giorno per 3 giorni, i Magistrati Onorari avrebbero lavorato ben più di quanto previsto nell’originaria ipotesi (poi non adottata dalla riforma Bonafede) di 4 giorni d’impegno. E tutto ciò per un importo nettamente inferiore. Mica male come fregatura. In questo modo, però, la maggioranza avrebbe potuto continuare a limitare a 3 giorni l’impegno come previsto dalla bozza Bonafede, dando però il contentino all’ANM di maggior ore di lavoro da parte dei Magistrati Onorari.

Però, in compenso, c’è l’aspetto previdenza dove si deve registrare la posizione di chiusura totale su qualsiasi ipotesi di previdenza (che pure in precedenza la stessa Senatrice Valenti aveva ipotizzato in una proporzione a carico del magistrato per 1/3 e del Ministero per 2/3). Quindi i raiders (come detto e con diritto) meritano la tutela previdenziale, i Magistrati Onorari no.

E a questo punto sinceramente inizio ad essere confuso. Ma non doveva essere il PD il partito dei lavoratori, quello sensibile appunto ai diritti e alla dignità di chi lavora? Verrebbe da dire “Marx è morto, Lenin è deceduto e anch’io non mi sento molto bene”. Sarà forse per questo che il Dicastero del Lavoro non è andato al PD ma a Nunzia Di Cataldo, in quota M5S? Eppure il Ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova (in quota PD) si è commossa in diretta per la regolarizzazione dei braccianti sfruttati. A questo punto, Ministro Bellanova (anche se capisco che non sarebbe sua competenza ministeriale), per solidarietà, due lacrime anche per i Magistrati Onorari che non hanno la stessa fortuna dei braccianti, non le andrebbe di farle?

Ma torniamo alla proposta modello PD targata Valenti. Per portare a casa questo meraviglioso risultato i Magistrati Onorari avrebbero dovuto anche cantare un pubblico peana alla Riforma. In questo modo infatti il Governo avrebbe potuto poi presentarsi a Bruxelles con un sorriso smagliante dicendo “vedete, li abbiamo fatti contenti”. Il tutto presentato con la formula “prendere o lasciare” nel senso che la suddetta Senatrice Valenti ha chiarito che, in caso di mancata accettazione, non avrebbe fatto altre proposte “migliorative” della Riforma.

La risposta, scontata data l’assurdità della proposta, è stata unitaria, chiara ed inequivoca: la proclamazione dell’astensione da parte della Consulta della Magistratura Onoraria dal 12 al 16 ottobre.

 

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